Terrorismo: i centri commerciali, un bersaglio ideale. Ecco perché

di Francesco Montorsi
Pubblicato il 1 ottobre 2013 7:22 | Ultimo aggiornamento: 30 settembre 2013 22:40
Centro commerciale, un bersaglio ideale per il terrorismo. Ecco perché

L’assalto al Westgate, il centro commerciale di Nairobi (foto Lapresse)

NAIROBI – L’attacco al centro commerciale di Nairobi, costato la vita a 72 persone, ha mostrato come i centri commerciali siano tra gli obiettivi più allettanti per il terrorismo. Nel recente attacco, un gruppo armato compreso tra i 10 e i 15 militanti islamici è riuscito a resistere alle forze militari keniane per almeno tre giorni.

I centri commerciali sono da anni un obiettivo per i terroristi. Dal 1998 al 2006, più di sessanta attacchi sono stati perpetrati in 21 paesi contro i centri commerciali. Negli anni, si sono rincorse le voci di minacce terroriste contro i “mall” statunitensi, anche se nessun attacco è mai stato condotto.

Nel 2006, un’analisi del think tank statunitense Rand Corporation avvertiva che “considerando il loro essere un potenziale obbiettivo dei terroristi, i centri commerciali presentano numerose lacune nella sicurezza”.

I centri commerciali sono luoghi dove si riuniscono grandi folle, spesso rappresentative dell’intera popolazione, e dove gli accessi sono facilitati, privi di impedimenti o controlli.

Il loro modello economico rende il costo marginale delle misure di sicurezza aggiuntive elevato. I centri commerciali non possono essere comparati agli aeroporti – che forniscono servizi essenziali e non vivono in un sistema competitivo fatto di alternative e scelte del consumatore. I clienti e i commercianti affittuari sono poco inclini ad aumentare le spese e i disagi legati ad un’estensione delle misure di sicurezza. Inoltre, i centri commerciali sono a volte posseduti da complesse strutture proprietarie, con azionisti multipli, che rendono difficile l’implementazione di misure di sicurezza.

Le misure di sicurezza entrate nella vita quotidiana dal 2001 ad oggi sono state integrate da vasti settori della popolazione. I clienti dei centri commerciali potrebbero in futuro accettare nei centri commerciali controlli simili a quelli che già subiscono negli aeroporti. Resta il fatto che anche queste eventuali misure potrebbero non essere sufficienti per garantire la sicurezza del pubblico. I controlli creano lunghe file, anch’esse potenziali obiettivi.

Nel 2005, in Israele, dove gli accessi ai centri commerciali sono spesso sottoposti a controlli, un attentatore suicida si è fatto esplodere all’entrata di un centro commerciale della città di Netanya provocando 5 morti.