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Cesare Battisti: “Polizia brasiliana mi ha teso imboscata. Non scappavo, compravo vino”

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Cesare Battisti: “Polizia brasiliana mi ha teso imboscata. Non scappavo, compravo vino”

SAN PAOLO – “La polizia brasiliana mi ha teso un’imboscata”. Ne è convinto Cesare Battisti, l’ex terrorista dei Pac arrestato pochi giorni fa a Corumbà, al confine con la Bolivia, e poi scarcerato. In un’intervista a Globo tv dalla casa di un amico a Cananeia, sul lungomare di San Paolo, Battisti afferma che “non stavo scappando”, doveva “comprare del vino”. E se le autorità brasiliane “pensano di potermi rimandare in Italia – dice – lo faranno illegalmente”.

“Voglio costruirmi una casetta qui, ma dovrò aspettare – ha continuato l’ex militante armato – Nonostante alcune strane manovre per mandarmi in Italia”. Battisti si riferisce alla nuova richiesta di estradizione presentata dall’Italia e al piano del governo di Michel Tremer per trovare un escamotage giuridico che consenta alle autorità brasiliane di aggirare lo status di rifugiato politico, concessogli dall’ex presidente Lula.

Secondo Battisti, arrestato a Corumbà per sospetto traffico di valuta e riciclaggio prima di ottenere la libertà provvisoria, le autorità brasiliane lo avrebbero fermato proprio con “l’intenzione di configurare un reato”. “E’ stato terribile. Sono rimasto chiuso in commissariato per tre giorni, in una cella senza luce, a terra, sporco e maleodorante. Mi provocavano, c’era un clima di euforia. Poi, quando è arrivato l’habeas corpus, sembrava un funerale, tutti con la faccia accigliata”, ha aggiunto l’ex terrorista.

La polizia brasiliana mi ha teso “un’imboscata” per arrestarmi, ha sostenuto ancora. “Mi stavano aspettando, l’impressione è che fosse stato tutto ben organizzato”, ha detto. “Siamo stati abbordati a 200 km dalla frontiera” con la Bolivia, ha continuato Battisti, ricordando che stava viaggiando in auto insieme a due amici. “Siamo rimasti lì un sacco di tempo. La macchina è stata smontata quasi del tutto, poi abbiamo proseguito il viaggio”, ha aggiunto l’ex terrorista. “Ci stavano aspettando, ridacchiavano, avevano proprio cattive intenzioni. Sono stati davvero sleali”, ha sottolineato.

Gli occhi sono ora puntati sul Capo dello Stato Michel Temer, l’unico che può cancellare la firma apposta dall’allora presidente Lula con la quale si concedeva asilo politico a Battisti e si negava la richiesta di estradizione. Per Tremer, circondato a sua volta da guai giudiziari, significa valutare bene i rischi in termini di consenso. Cesare Battisti però è certo di essere in una posizione blindata. “Il rifiuto all’estradizione non può esser revocato dopo cinque anni”, conclude. “Estradarmi è impossibile”.

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