Cesare Battisti è sparito, avvocato conferma: “Non lo trovo da ieri”. Polizia brasiliana: “E’ latitante”

di redazione Blitz
Pubblicato il 14 Dicembre 2018 16:58 | Ultimo aggiornamento: 14 Dicembre 2018 22:18
Cesare Battisti è sparito, l'avvocato conferma: "Non lo trovo da ieri"

Cesare Battisti è sparito, l’avvocato conferma: “Non lo trovo da ieri”Foto: Roberto Jayme

ROMA – Cesare Battisti è sparito: ne dà conferma il suo avvocato Igor Sant’Anna Tamasauskas, che all’agenzia Ansa ha detto di non sapere dove si trova il suo cliente e che sta cercando di mettersi in contatto con lui da ieri, quando cioè è stato reso noto l’ordine di arresto immediato spiccato dal giudice della corte suprema Luiz Fux.

Per la polizia federale brasiliana Cesare Battisti si trova “in una località ignota e non determinata” e dunque è considerato latitante.

In un’intervista a Rai Radio1, il legale di Battisti ha poi precisato che “a prescindere se sia giusta o no questa decisione c’è la precedente decisione dell’allora presidente Lula, 8 anni fa, di non concedere l’estradizione”. “La certezza giuridica garantisce alla persona il diritto di mantenere la decisione, e non di cambiare seguendo ad ogni governo”, ha spiegato Tamasauskas in un’intervista diffusa dall’emittente radiofonica. 

Sant’Anna Tamasauskas, ha annunciato che la difesa dell’ex terrorista “presenterà un ricorso perché sia rivista” la decisione del giudice Luiz Fux. 

Ai cronisti riuniti dinanzi alla casa di Cananeia, in Brasile, in attesa di un possibile arresto, i vicini hanno detto che Battisti non si  vede da novembre. A fine ottobre, dopo essere stato arrestato e liberato dopo tre giorni, Battisti aveva sfidato Bolsonaro, presidente del Brasile a partire dal 1 gennaio 2019, che aveva promesso a Salvini l’estradizione. “Fanfarone, non puoi estradarmi”.

Cesare Battisti è stato un terrorista italiano nel periodo degli anni di piombo. Nel 1988 è stato condannato all’ergastolo per atti terroristici commessi tra il 1978 e il 1979, quando militava nel gruppo di sinistra Proletari armati per il comunismo. La sentenza era stata emessa in contumacia perché nel 1981 Battisti era evaso dal carcere di Frosinone e fuggito a Parigi. Aveva poi trovato riparo a Puerto Escondido, dove è vissuto con la compagna Laurence dalla quale ha avuto due figlie.

In Messico ha fondato il giornale Via Libre, di cui si è occupato anche dopo il ritorno in Francia nel 1990, dove godeva della dottrina Mitterand, che offriva asilo a chi, anche se autore di crimini violenti, proveniva da un paese in cui il sistema giudiziario era divergente con l’idea francese di libertà. In Francia, Battisti ha vissuto traducendo in italiano romanzi di autori noir francesi, provando ad aprire una lavanderia e facendo vari lavori, come il portinario dello stabile in cui risiedeva.

La legge è rimasta in vigore fino al 2004, quando il consiglio di Stato francese ha confermato l’estradizione di Cesare Battisti che è fuggito in Brasile, dove ha ricevuto asilo politico.

Nel frattempo, la Corte europea ha bocciato il suo ricorso, affermando che il terrorista in Italia ha avuto processi giusti, con ogni mezzo di difesa e avvocati di fiducia.

In Brasile Battisti è stato riarrestato nel 2007, a seguito di indagini congiunte di agenti francesi e carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale. Il fratello maggiore di Cesare, Vincenzo Battisti, ha sostenuto che nell’arresto furono implicati anche i servizi segreti francesi e che Battisti avrebbe subito trattamenti violenti e torture durante la detenzione. 

Il 13 gennaio 2009, il Brasile ha deciso di accordare lo status di rifugiato politico a Cesare Battisti.

Il ministro della giustizia Tarso Genro aveva motivato la decisione su quello che aveva definito il “fondato timore di persecuzione del Battisti per le sue idee politiche” e aveva espresso dubbi sulla regolarità del procedimento giudiziario nei suoi confronti.

Il 9 giugno 2011 il Supremo Tribunal Federal brasiliano ha confermato la decisione del presidente Lula di non estradare Cesare Battisti e ha votato a favore della sua liberazione.
Per le autorità brasiliane i reati commessi dall’ex terrorista italiano sarebbero caduti in prescrizione nel 2013.

Nel 2015, Battisti è stato tratto in arresto per poche giorni a causa del suo permesso di soggiorno scaduto. Nello stesso anno ha sposato una cittadina brasiliana dando alla vicenda un ulteriore spessore internazionale.

Il 25 aprile 2018 un giudice aveva revocato a Battisti le misure cautelari, liberandolo dalla cavigliera e permettendogli di muoversi nel paese. La decisione era stata presa dalla Corte suprema brasiliana (Stj), che aveva annullato una precedente sentenza, emanata quando a ottobre 2017 Battisti era stato arrestato al confine con la Bolivia con 25mila dollari in valuta estera con cui si apprestava a lasciare il paese.

Oltre alla cavigliera elettronica, a Battisti era stato vietato di uscire di casa dopo le 22 e di allontanarsi dal paesino di Cananeia, nello Stato di San Paolo, in cui vive. Il tribunale aveva ritenuto ragionevoli le argomentazioni dei legali dell’ex terrorista, secondo i quali le accuse erano state emanate in modo generico e senza elementi concreti.

Il tribunale della cittadina in cui risiede il 63enne aveva anche imposto il sequestro del passaporto per lui e la moglie Joice Lima, sposata nel 2015. Le misure erano state prese dopo che si era scoperto che Battisti aveva fornito un indirizzo falso per ottenere i certificati necessari alle nozze in Brasile, commettendo un falso ideologico.

Alcuni dei reati che sono contestati a Battisti sono già prescritti: tra questi aggressione, cospirazione e possesso di armi (1987), associazione sovversiva (1991), partecipazione a banda armata (2012) e rapina (2013). Nel 2023 cadranno in prescrizione le pene relativie agli omicidi di Pierluigi Torregiani e Lino Sabbadin (entrambi del 1979) dei quali Battisti è stato riconosciuto  co-organizzatore e co-ideatore. Gli altri omicidi sono invece imprescrittibili.

Il 13 dicembre un giudice federale del Brasile ha ordinato l’arresto di Cesare Battisti per “evitare il pericolo di fuga in vista di un’eventuale estradizione”.