Cesare Battisti sarà espulso in Brasile e poi estradato in Italia

di redazione Blitz
Pubblicato il 13 gennaio 2019 17:17 | Ultimo aggiornamento: 13 gennaio 2019 17:18
Cesare Battisti sarà espulso in Brasile e poi estradato in Italia

Cesare Battisti sarà espulso in Brasile e poi estradato in Italia. Le sue foto segnaletiche diffuse da O globo (Ansa)

ROMA – Cesare Battisti, la fuga è finita. In un primo si era pensato che l’ex terrorista dei Proletari Armati per il Comunismo (Pac), atturato in Bolivia da agenti boliviani con input degli investigatori italiani, potesse arrivare subito in Italia.

Ora invece il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha deciso che Cesare Battisti sarà prima tradotto in Brasile dalla Bolivia con un aereo brasiliano e poi estradato in Italia. A dirlo è la Tv Globo, principale emittente del Paese sudamericano, che cita le parole di Augusto Heleno, capo dell’Ufficio di sicurezza istituzionale della presidenza della Repubblica.

Comunque, un aereo del governo italiano con uomini dell’Aise – l’intelligence dell’estero e il cui contributo è stato fondamentale per arrivare all’arresto di Battisti – e investigatori della Polizia è già decollato per la Bolivia.

Battisti è stato arrestato alle 17 di sabato (le 22 in Italia) mentre camminava in una strada di Santa Cruz de La Sierra, nell’entroterra boliviano. Non ha tentato la fuga, agli agenti ha risposto in portoghese, poi è stato portato in caserma. La svolta è arrivata dopo alcune intercettazioni finite nelle indagini coordinate dalla procura generale di Milano.

Dopo l’arresto, il deputato federale e figlio del presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, ha voluto subito mandare un messaggio al ministro dell’Interno: “Matteo Salvini, il ‘piccolo regalo’ sta arrivando”, ha scritto Eduardo Bolsonaro su Twitter.

Soddisfazione è stata espressa dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il presidente si augura che Battisti venga prontamente consegnato alla giustizia italiana, affinché sconti la pena per i gravi crimini di cui si è macchiato in Italia e che lo stesso avvenga per tutti i latitanti fuggiti all’estero”.

Anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ovviamente commentato positivamente l’arresto: “Finalmente giustizia per le famiglie, un risultato atteso da 40 anni’ .”Un nostro aereo è in viaggio per la Bolivia, atterrerà verso le 17 (ora italiana) con l’obiettivo di prendere in consegna Battisti e riportarlo in Italia. Ad attenderlo qui da noi ci saranno le nostre carceri affinché possa espiare le condanne all’ergastolo che i tribunali gli hanno inflitto a suo tempo con sentenze passate in giudicato, non certo a causa delle sue idee politiche, bensì per i quattro delitti commessi e per i vari reati connessi alla lotta armata e al terrorismo”. In realtà, dato che in Brasile non esiste l’ergastolo, Battisti che secondo il ministro Bonafede finirà a Rebibbia, verrà condannato a 30 anni di carcere. 

L‘ambasciatore italiano in Brasile, Antonio Bernardini, ha intanto celebrato la cattura dell’ex terrorista latitante scrivendo: “E’ stato preso! La democrazia è più forte del terrorismo”.

Il ministro degli Esteri Enzo Moavero ha invece detto che “si tratta di un atto di giustizia nei confronti degli odiosi crimini del terrorismo, doveroso verso chi fu ucciso o ferito e verso i loro famigliari”, ora il lavoro continua affinché l’estradizione in Italia possa avvenire nei tempi più rapidi. 

Soddisfatti anche i parenti delle vittime di Battisti. “È fatta, credo sia la volta buona”, ha commentato Alberto Torregiani, figlio del gioielliere ucciso nel 1979 dai Pac in una sparatoria in cui lui stesso rimase ferito e perse l’uso delle gambe.

Più scettico Maurizio Campagna, fratello di Andrea, l’agente ucciso da Cesare Battisti il 19 aprile 1979 a Milano. “Sono contento – ha detto – però la Bolivia credo sia uno di quei paesi che non concede estradizione, quindi adesso vorrei capire se ricomincia la tiritera del 2004 con la Francia, speriamo questa volta venga estradato”. Per Adriano Sabbadin, figlio di Lino ucciso da Cesare Battisti a Santa Maria di Sala (Venezia) il 16 febbraio del 1979, “è un momento di soddisfazione dopo 40 anni di attesa, speriamo che sia la volta buona e che Battisti finalmente sconti la pena che merita. Di perdono non se ne parla”.

L’arresto dell’ex terrorista. 

La squadra speciale dell’Interpol aveva indirizzato le ricerche intorno a Santa Cruz poco prima di Natale. Infine è stata circoscritta la zona nella quale Battisti si era nascosto, sono stati quindi compiuti appostamenti in almeno tre-quattro aree differenti, finché l’ex terrorista è stato accerchiato e bloccato con il supporto della polizia boliviana.

Battisti aveva fatto perdere le tracce di sé dopo la decisione del magistrato del Supremo Tribunale Federale (Stf) brasiliano Luis Fux che il 13 dicembre ne aveva ordinato l’arresto per “pericolo di fuga” in vista di una possibile estradizione in Italia, concessa nei giorni seguenti dal presidente uscente Michel Temer prima dell’insediamento di Jair Bolsonaro il primo gennaio 2019.

Era stato proprio Bolsonaro ad imprimere un deciso cambio di passo alla vicenda, esprimendosi prima ancora di essere eletto a favore della riconsegna all’Italia di Battisti e rovesciando così la decisione dell’allora presidente Lula da Silva di concedere asilo politico all’ex terrorista condannato all’ergastolo in Italia per quattro omicidi. “Congratulazioni ai responsabili della cattura del terrorista Cesare Battisti! Finalmente giustizia sarà fatta per l’assassino italiano e compagno di ideali di uno dei governi più corrotti che siano mai esistiti al mondo (PT)”: ha twittato il presidente Bolsonaro attaccando il governo Lula.

 

Le indagini dell’intelligence e dell’antiterrorismo intanto vanno avanti, in particolare sulla “rete di protezione” che lo ha aiutato nella fuga. I legali brasiliani dell’ex terrorista, infine, si chiamano fuori: “E’ in Bolivia, non possiamo agire”, hanno detto all’Ansa. “Ci auguriamo comunque che i diritti fondamentali del nostro cliente siano tutelati”.