Chaouqui: “In Vaticano vogliono papa Francesco morto”

di redazione Blitz
Pubblicato il 12 Dicembre 2015 8:45 | Ultimo aggiornamento: 12 Dicembre 2015 8:45
Chaouqui: "In Vaticano vogliono papa Francesco morto"

Francesca Immacolata Chaouqui

ROMA – “Molti in Vaticano vogliono morto Francesco. Me lo ha detto un cardinale: ‘Il Santo Padre passa, la Curia resta’”: a dirlo, in una intervista a Giacomo Galeazzi e Ilario Lombardo della Stampa, è Francesca Immacola Chaouqui, la pr imputata insieme all’ex monsignor Vallejo Balda nel processo Vatileaks 2 sulla fuga di notizie in Vaticano.

“Sono nei guai per uno squallido gioco di potere di cardinali. Chi ha armato la mano contro di me è un nemico del Papa, ho fornito le prove alla Gendarmeria”, si sfoga con la Stampa la giovane italo-marocchina, accusata di associazione a delinquere e diffusione di documenti riservati. Ecco l’intervista al quotidiano torinese.

 

Cosa sta accadendo in Curia?

«È una fase decisiva nella riforma. La segreteria per l’economia è operativa ma è inammissibile che l’australiano Danny Casey, il braccio destro del cardinale George Pell, guadagni 5 volte più del capo della Gendarmeria che comanda 200 persone. Nel nuovo dicastero ci sono stipendi mai visti prima in Vaticano». 

 

(…) Chi l’ha voluta in Curia?

«Non lo so e neppure il Papa lo sa. Mi telefonò l’assessore della Segreteria di Stato, Peter Wells. Ho fatto un errore ad accettare. Credevo di svolgere un servizio al Papa e mi sono ritrovata in gravi guai».

Quanto conta adesso lo Ior?  

«Resta un ente fondamentale: garantisce la libertà di mandare soldi alle missioni e di gestire il patrimonio. È la banca centrale del Vaticano e per il 90% lì le cose sono pulite, sane. (…)».

Rapporti con Luigi Bisignani?  

«Lo conosco da un anno e mezzo, ma non abbiamo mai parlato di Vaticano, solo di politica, Generali, attualità. E’ associato al Vaticano come tanti, ma ciò non lo rende impresentabile. Mai lavorato con lui. Non gli ho chiesto favori e lui non ne ha chiesti a me. Una persona piacevole».  

Bisignani conosce la contessa Marisa Pinto, la sua mentore?

«Sono amici. La contessa e il marito gli diedero il primo lavoro quando aveva 18 anni».

Tauran è legato alla contessa?  

«Sono dietrologie. È una menzogna di Balda che il cardinale Tauran mi abbia segnalato in Vaticano. Alla contessa voglio bene ma non c’entra nulla con incarichi di lavoro o in Curia».

 

(…) Perché a Balda assegnò lo stesso autista della contessa?  «Conoscevo Pietro Grillo: fa questo mestiere per vari personaggi. Lo indicai a Balda quando le sue frequentazioni diventarono poco raccomandabili. In Curia erano già arrivate voci di suoi strani viaggi e di un pernottamento a Torino in un hotel di lusso. Vedevo sfumare l’investimento professionale e relazione che avevo fatto su di lui».

Il maggiordomo Paolo Gabriele non fu il corvo? Chi lo fu allora?

«Ho le prove. Fu usato per lotte di potere tra cardinali. Vatileaks 1 non c’entra con le dimissioni di Benedetto. Oggi, attraverso veline ai giornali, i miei nemici sono gli stessi che hanno attaccato il prelato dello Ior, Battista Ricca. I giornalisti sono strumenti, dietro ci sono mandanti che non perdonano a Francesco di aver fatto nomine prescindendo dalle gerarchie della Segreteria di Stato. Sono gli stessi interni che sperano che papa Bergoglio muoia da un giorno all’altro». 

C’è dietro un cardinale?

«Ne ho riferito a Francesco e ho consegnato le prove alla Gendarmeria. Ho agito solo per amore del Papa. In Vaticano ho lavorato gratis e non mai fatto da intermediaria con la politica. Conoscevo già tutti».

Ha fatto sesso con Balda?  

«Non mi è mai passato per la mente. Gli serviva un episodio scatenante per giustificare un ricatto e per inventarsi un motivo che lo avrebbe indotto a consegnare i documenti segreti».