Blood diamond. Taylor colpevole per i crimini di guerra in Sierra Leone

Pubblicato il 27 Aprile 2012 11:43 | Ultimo aggiornamento: 27 Aprile 2012 11:46

L'ex presidente della Liberia Charles Taylor

L’AIA – Blood diamond, non quello con Leonardo DiCaprio, è il film dell’orrore, reale e documentato, proiettato al Tribunale dell’Aia: qui, l’ex presidente della Liberia Charles Taylor è stato ritenuto colpevole di crimini di guerra e contro l’umanità, con ben 11 capi di imputazione, per aver fomentato e foraggiato i massacratori del Fronte rivoluzionario unito (Ruf) in lotta contro il governo di Monrovia in Sierra Leone. L’ingombrante vicino liberiano, Taylor, presidente in carica dal ’97, armò i ribelli in cambio di ingenti provviste di diamanti alimentando un feroce conflitto che in dieci anni, dal ’91 al 2002, provocò 50 mila morti e costrinse metà della popolazione a fuggire in Guinea o in Costa d’Avorio. Blood diamond, diamanti sporchi di sangue anche quelli ricevuti dalla pantera nera della moda Naomi Campbell, che dopo una cena in onore di Nelson Mandela in Sudafrica nel 1997 ricevette l’omaggio di Taylor nella sua stanza. Tra i racconti di atrocità varie la presenza di Naomi in qualità di testimone diede una rilevanza mondiale al processo: lei minimizzò (“una pietruzzza”), l’attrice Mia Farrow la contraddisse (“mi parlò di un enorme diamante”).

Ma il diamante della diva è una piccola, trascurabile digressione di umana miseria in un racconto dove il disprezzo totale per la vita e dove la violenza gratuita, feroce occupano per intero la scena di un crimine grande come un Paese. Mustapha Mansari, abitante di un villaggio travolto dalla furia della guerra si è presentato a testimoniare con i monconi di entrambi gli arti avvolti nelle bende. Davanti alla Corte è stato redatto un inedito e agghiacciante vocabolario: “long sleeves” (schiavi lunghi) per intendere le amputazioni procurate dai ribelli sotto il gomito, “short sleeves” sopra il gomito. Si è sentito discorrere di “sorriso” per intendere la recisione di entrambe le labbra. La lista dei capi d’accusa che lo inchiodano è infinita e terribile ,atti di terrorismo, omicidio, violenza, stupro, schiavitù sessuale, oltraggio alla dignità personale, violenze, atti disumani, reclutamento di bambini-soldato, riduzione in schiavitù, saccheggi.

E’ la prima volta dal processo di Norimberga che un capo di stato viene portato alla sbarra e condannato. L’ultima volta toccò all’ammiraglio Donitz, per un breve periodo successore di Hitler alla guida della Germania distrutta dalla guerra, che ritenuto colpevole fu messo a morte. Taylor, qualunque sia la pena (non c’è quella capitale) che il Tribunale Internazionale congiunto tra Nazioni Unite e Sierra Leone emetterà il 30 maggio, la sconterà in un carcere britannico. Potrà presentare ricorso e lo farà a partire dalla sentenza stessa: è stato ritenuto colpevole delle atrocità imputategli ma non è stato dimostrato di aver materialmente diretto le operazioni. Un pertugio forse per la sua difesa, un’occasione per chi contesta la legittimità della giustizia politica dei tribunali internazionali, pensando anche ai casi Karadzic e Mladic per i crimini di guerra nei Balcani.

I diamanti occupano un posto speciale e mortifero in questa vicenda. Taylor, ha dimostrato l’accusa, era mosso solo dalla sua avarizia, non è esistito nemmeno una giustificazione di ordine ideologico, strategico, militare. La sete dei diamanti custoditi nelle miniere della Sierra Leone lo hanno indotto alle condotte criminose, di cui esiste un ampia documentazione che prova le atrocità ma non fornisce il pezzo di carta che ne confermi la sua partecipazione diretta o organizzativa.