Chicago: polizia uccide Adam Toledo, 13enne ispanico. Sospeso l’agente che ha sparato

di redazione Blitz
Pubblicato il 5 Aprile 2021 16:48 | Ultimo aggiornamento: 5 Aprile 2021 16:48
Chicago: polizia uccide Adam Toledo, 13enne ispanico. Sospeso l'agente che ha sparato

A Chicago, negli Stati Uniti, la polizia ha ucciso un ragazzino ispanico di appena 13 anni: si chiamava Adam Toledo. A quasi un anno dalla tragica morte di George Floyd, l’ennesimo caso di quello che le forze dell’ordine hanno definito uno “scontro armato”, torna a scuotere l’opinione pubblica.

Adam Toledo era scomparso da casa alcuni giorni fa. La mattina del 29 marzo un agente di polizia gli ha sparato colpendolo a morte dopo averlo inseguito in un vicolo.

Monta l’ira della comunità ispanica che chiede giustizia, mentre gli investigatori hanno annunciato che a breve intendono rilasciare il video della sparatoria. L’agente coinvolto è stato temporaneamente sospeso dal servizio. 

Aggiornamento ore 16:48

Adam Toledo, l’appello della madre

La madre del 13enne ucciso, Elizabeth Toledo, ha lanciato un appello alla trasparenza da parte della polizia, affermando: “Voglio solo sapere cosa è realmente successo al mio bambino”.

Il sindaco di Chicago, Lori Lightfoot, ha chiesto subito che venissero rese pubbliche le immagini delle bodycam degli agenti riguardo la sparatoria”.

Adam Toledo, la versione della polizia

La polizia ha raccontato che gli agenti sono stati chiamati intorno alle 2.30 del mattino a un indirizzo di Little Village, quartiere a prevalenza latino-americana nella zona ovest di Chicago, rispondendo a segnalazioni di spari.

I poliziotti hanno visto due persone in un vicolo e hanno iniziato a inseguirle. Uno, un ragazzo di 21 anni, è stato arrestato, mentre un agente che inseguiva Adam ha sparato una volta, colpendolo al petto, e il 13enne è morto sul colpo.

Secondo il primo resoconto degli agenti, affermano alcuni media, Adam era armato di pistola.

George Floyd, il nuovo video al processo

Alcuni giorni fa, un nuovo video mostrato al processo contro l’agente Derek Chauvin, accusato della morte di George Floyd, ha scosso l’aula del tribunale di Minneaopolis.

“Mamma ti voglio bene. Dite ai miei figli che li amo… sto morendo”. Sono le ultime parole pronunciate da George Floyd prima di esalare l’ultimo respiro, mentre Derek Chauvin continuava premere il suo ginocchio sul collo della vittima, inchiodandola sull’asfalto.

Eppure George Floyd, un omone alto quasi due metri, lo ha implorato per oltre 9 lunghissimi minuti: “I can’t breath”, non riesco a respirare. Ma niente, Chauvin non ne voleva sapere, nonostante anche molti dei passanti, testimoni della drammatica scena, lo supplicassero di mollare la presa.

Il video shock è stato ripreso dalla bodycam di uno degli agenti intervenuti sul posto con Chauvin. Immagini terrificanti, impietose, rese pubbliche per la prima volta, anche se la trascrizione dei dialoghi era stata già diffusa la scorsa estate.

“Smettila di parlare, basta strillare, serve un sacco di ossigeno per parlare…”, la risposta di Chauvin, mani in tasca, sorriso beffardo, a Floyd che continuava ad ansimare e a ripetere di non poter respirare. E quando un collega ha provato a convincerlo a girare il corpo di George per farlo respirare un po’, la risposta di Chauvin è stata perentoria: “Resta così com’è”.