Cina, annullata pena morte per donna che ha ucciso il marito violento

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Giugno 2014 17:14 | Ultimo aggiornamento: 24 Giugno 2014 17:14
Cina, annullata pena morte per donna che ha ucciso il marito violento

La donna condannata

PECHINO – Nella Cina della violenza sulle donne all’ordine del giorno la Corte Suprema della Repubblica Popolare ha annullato la condanna a morte nei confronti di una moglie che ha ucciso il marito che la picchiava e maltrattava regolarmente.

La donna, Li Yan, 43 anni, originaria di un piccolo centro nella provincia del Sichuan (nel sudovest della Cina), era stata condannata nel 2013 per aver sparato al marito Tan Yong che, ubriaco, stava minacciando di ucciderla con un fucile ad aria compressa. In precedenza Li Yan aveva chiesto più volte aiuto alla Federazione delle donne di tutta la Cina e alla polizia locale chiedendo loro di mettere fine alle violenze da parte di Tan, che spesso la picchiava, la chiudeva su un terrazzo durante il gelido inverno del Sichuan ed era arrivato a spegnerle delle sigarette sul corpo.

L’ ultima aggressione, avvenuta nel novembre del 2010, era stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e in circostanze che il processo non ha chiarito del tutto, Li ha ucciso Tan. Poi, ne avrebbe smembrato e nascosto il cadavere, confessando quello che era successo ad un’ amica, che non è riuscita a tenere il terribile segreto e ha informato la polizia.

“In Cina una donna che reagisce a ripetute violenze uccidendo il marito viene regolarmente condannata a morte”, ha commentato John Kamm, fondatore dell’ organizzazione umanitaria Dui Hua (Dialogo) e profondo conoscitore del sistema giudiziario cinese. “La sentenza mette fine a questa situazione”.

In Cina dal 2007 tutte le condanne a morte devono essere confermate dalla Corte Suprema. Una decisione che, secondo Kamm, ha portato ad una riduzione tra il 10 e il 20% delle sentenze capitali. Il loro numero è considerato un segreto di Stato ma si ritiene si aggirino sulle cinquemila all’anno, che fanno della Cina il Paese che emette il maggior numero di condanne a morte del mondo.

In seguito alla decisione della Corte Suprema dovrebbe essere istruito un nuovo processo. “Non credo che Li Yan verrà di nuovo condannata a morte, non credo che verrà giustiziata”, ha affermato Kamm. Il caso di Li Yan ha prodotto una forte impressione sull’opinione pubblica cinese e migliaia di persone hanno firmato la petizione diffusa su Internet dagli avvocati e dai familiari che chiedevano che le fosse risparmiato il patibolo.

Tra gli altri intervenne l‘avvocato democratico Teng Biao, che in una lettera aperta al tribunale che l’aveva condannata chiedeva: “Non pensate che la sua condanna sia un incoraggiamento per la violenza domestica?”. La notizia dell’ annullamento della condanna è stata diffusa dal fratello di Li Yan, Li Dehuai, che ha affermato di averlo appreso da una lettera della sorella stessa.

“Un funzionario del tribunale mi ha confermato che il verdetto della Corte Suprema è stato emesso in maggio”, ha aggiunto. L’ avvocatessa della donna, Guo Jianmei, ha precisato di non aver avuto ancora una comunicazione formale in merito.