Cina, Bo Xilai: “Il mio accusatore aveva una relazione con mia moglie”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Agosto 2013 0:34 | Ultimo aggiornamento: 27 Agosto 2013 0:34
Cina, Bo Xilai: "Il mio accusatore aveva una relazione con mia moglie"

Bo Xilai (Foto Lapresse)

PECHINO – Non la politica ma il sesso ha deciso la sorte di Bo Xilai, fino a due anni fa uomo emergente della classe dirigente cinese, oggi a processo in attesa di giudizio. E’ la tesi sostenuta dallo stesso Bo nel corso del processo che si è concluso lunedì 26 agosto a Jinan, nella Cina orientale.

L’ex-leader politico ha accusato il suo ex-braccio destro e ora testimone a carico Wang Lijun di averlo denunciato ”perché era innamorato cotto di mia moglie, era confuso e stressato. Il loro rapporto era uno psicodramma”, ha detto.

In precedenza, Bo aveva rivelato che la moglie Gu Kailai si era separata di fatto da lui, andando a vivere in Inghilterra, perché lui, Bo, aveva una relazione con un’ altra donna.

Protrattosi a sorpresa per cinque giorni, seguito minuto per minuto da centinaia di migliaia di internauti dopo la decisione del Tribunale di pubblicare sul proprio blog, con qualche ora di ritardo, una parte accuratamente selezionata delle trascrizioni del dibattito in aula, il processo ora si avvia verso la conclusione. Il Tribunale non ha fissato una data per la sentenza, ma in altri processi di analoga importanza l’attesa è andata dai sei giorni ai due mesi.

Quale che sia la sorte del ‘principe rosso’, il processo ha comunque rappresentato il culmine della più grave crisi politica cinese degli ultimi decenni.

Wang Lijun, 53 anni, ex-superpoliziotto e braccio armato di Bo Xilai nella lotta alla criminalità organizzata di Chongqing, la ”Gotham City” di 30 milioni di abitanti nel sud della Cina dove Bo era il numero uno del Partito Comunista, ha dato il via al dramma nel febbraio del 2012, chiedendo asilo politico nel Consolato americano della vicina Chengdu.

Arrestato dopo il rifiuto degli Usa, Wang ha raccontato di essere fuggito dopo essere stato minacciato da Bo, al quale aveva rivelato che Gu Kailai aveva assassinato, facendogli ingerire del cianuro, l’uomo d’affari britannico Neil Heywood.

Gu Kailai ha confessato di aver ucciso Heywood per divergenze d’ affari e ha ricevuto una condanna a morte sospesa, di fatto un ergastolo. A Wang Lijun sono stati inflitti 15 anni di galera per tradimento e altri reati minori.

Il processo a Bo ha portato alla luce il decadente modo di vita dell’elité cinese. Un piccolo esercito di faccendieri cinesi e stranieri era mobilitato in permanenza per assicurare che fossero esauditi tutti i desideri di Gu Kailai e di suo figlio Bo Guagua: viaggi, macchine, le migliori Università del mondo.

Bo Xilai ha negato di aver avallato queste stravaganze da signorotti feudali alle quali è legata l’accusa di corruzione, la più grave e quella che potrebbe costargli più cara. Ha avuto la rara possibilità di controinterrogare i testimoni dell’accusa e di difendersi attivamente, e l’ha usata per respingere questa e tutte le altre accuse (appropriazione indebita e abuso di potere) ammettendo solo di aver sbagliato nel non controllare i suoi familiari e i suoi sottoposti. ”Accetto una parte di responsabilità per il tradimento di Wang, mi dispiace di aver deluso il popolo e il Partito”, ha detto.

Per i reati che gli sono addebitati Bo potrebbe essere condannato a morte, ma la maggioranza degli osservatori ritiene che il verdetto sarà tra i 15 e i 20 anni di prigione. Per Bo Xilai, l’ importante era uscire a testa alta dal processo, garantendosi la possibilità di una futura resurrezione.

Per il presidente Xi Jinping era indispensabile celebrare il processo in modo accettabile ai familiari e ai sostenitori di Bo, che rimangono molti, fuori e dentro il Partito Comunista.

L’uno e l’altro hanno ottenuto quello che volevano: Bo con la sua vigorosa difesa e Xi con l’astuto uso del blog del Tribunale. Con questo sistema ha potuto  controllare le informazioni che venivano diffuse dando allo stesso tempo l’ impressione di una grande trasparenza e del rispetto dei diritti della difesa.