Cina: al via il censimento più grande (e temuto) del mondo

Pubblicato il 1 Novembre 2010 16:48 | Ultimo aggiornamento: 1 Novembre 2010 17:06

Oltre sei milioni di rilevatori cinesi batteranno da oggi, primo novembre, e per i prossimi dieci giorni, le 31 province, 330 città, 2.800 contee, 4.000 township (una via di mezzo tra un villaggio ed un piccolo centro urbano) e 680.000 villaggi del Paese, con l’immane compito di contare gli abitanti della Cina, lo stato più popoloso del mondo.

Secondo la stampa cinese, i timori degli immigrati che si trovano nelle città senza permesso di residenza, quelli delle famiglie che temono multe salatissime per aver violato la legge sul figlio unico e quelli dei numerosi proprietari di appartamenti sfitti ai quali potrebbero essere aumentate le tasse, saranno altrettanti ostacoli per quella che è stata definita ”la più grande mobilitazione sociale in tempo di pace”.

Per vincere la diffidenza che buona parte dei cittadini hanno mostrato di fronte ai questionari, i rilevatori sono stati dotati di regali per i cittadini che accetteranno di collaborare e avranno la possibilità di chiedere l’intervento della polizia se non riceveranno risposta.

Tan Bihua, uno dei rilevatori di Guangzhou, la metropoli del sud dove l’operazione è cominciata il 25 ottobre per non interferire con le gare dei Giochi Asiatici, ha affermato di aver visitato alcune abitazioni per otto volte, senza riuscire a distribuire i questionari.

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In una insolita apparizione televisiva, lo scorso 28 ottobre, il vicepremier Li Keqiang ha chiesto ai cittadini di collaborare, assicurandoli che i dati rimarranno ”strettamente confidenziali”.

Feng Nailin, direttore dell’Ufficio nazionale per le statistiche di Pechino, ha affermato che non verranno poste domande sul reddito e ha assicurato che, anche se venti ministeri collaborano all’operazione – tra cui quelli delle Finanze e della Pubblica Sicurezza – ”il flusso di informazioni sarà unidirezionale, dai ministeri all’Ufficio statistiche e non viceversa”.

”Le famiglie nelle quali si sono verificate delle nascite non registrate dovranno sì pagare delle multe”, ha ammesso Feng, ”ma saranno più lievi di quelli previste e potranno essere rateizzate”.

Inviti e minacce non sembrano aver fatto breccia nel muro di diffidenza: a Pechino, secondo la stampa locale, i proprietari di appartamenti sfitti pagano chi è disposto a passare qualche ora nelle loro case, facendosi vedere dai vicini, accendendo le luci e gli elettrodomestici per farli apparire abitati.

Le enormi migrazioni interne degli ultimi decenni – secondo dati ufficiali 211 milioni di persone si sono spostate dalla campagne nelle città negli ultimi anni – costituiranno il problema numero uno per i rilevatori.

Molti degli immigrati sono illegali, altri preferiscono che solo um membro della famiglia cambi il suo permesso di residenza (hukou in cinese), in modo da usufruire dei privilegi riservati ai residenti urbani – per esempio la possibilità per i figli di accedere all’istruzione di base – senza perdere il diritto sulle terre, che garantisce loro l’opportunita’ di ricevere gli indennizzi previsti per le frequenti espropriazioni.

Il quotidiano Beijing Times afferma che durante una rilevazione preliminare nel quartiere di Xicheng, a Pechino, il 40% degli abitanti è risultato avere la residenza fuori dalla capitale. Secondo gli esperti, oggi il 45% o più dei cinesi vive nelle città, contro il 36% del 2000, anno nel quale fu tenuto l’ultimo censimento.

Il censimento del 2010 è il sesto che si tiene nella Repubblica Popolare di Cina. Gli altri hanno avuto luogo nel 1953, 64, 82, 90 e nel 2000. In quest’ultimo, la popolazione della Cina è risultata essere di 1,26 miliardi di persone.

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