Cina. Economista Sinai, mossa che va contro mercato aperto

Pubblicato il 13 agosto 2015 12:34 | Ultimo aggiornamento: 13 agosto 2015 13:09
Allen Sinai

Allen Sinai

USA, NEW YORK – “La mossa cinese è stata avventata e sbagliata. Va contro un mercato globale aperto, libero e trasparente. Non siamo di fronte a una svalutazione competitiva, è qualcosa di più, è un gesto anacronistico che indica un forte dirigismo dell’economia cinese dietro il quale si cela qualcosa”.

Le conseguenze saranno a catena. Tanto per cominciare la Fed probabilmente rinvierà all’inizio del 2016 il rialzo dei tassi in programma per settembre”.

Lo dice a Repubblica Allen Sinai, capo economista della Decision Economics di New York. “Più che di guerra delle valute – spiega – parlerei di una guerra generalizzata contro il dollaro. Però in tutto il mondo è combattuta con mezzi di mercato e invece in Cina si abbatte la moneta addirittura ‘ex-officio’. Avrà effetti depressivi sull’intera economia globale”.

Questa mossa a suo avviso potrebbe celare che “le condizioni economiche della Cina sono ancora peggiori di quanto trapela. Non mi stupirei di apprendere che la vera crescita per quest’anno non sarà del 7 per cento ma molto meno, potrebbe essere anche del 4 per cento. La Cina conserva un sistema di valutazioni e di informazioni oscuro ed ermetico, e qualsiasi notizia che diffonde ha bisogno di accertamenti. Non è così che si conduce la seconda economia del mondo. Ora hanno detto che si fermeranno a questa svalutazione, ma bisogna credergli?

”Una Cina debole è una minaccia per l’economia di tutto il mondo, ma una Cina reticente nel rilasciare i veri dati è peggio ancora”. Il danno accusato dagli esportatori occidentali per Sinai non sarà riassorbito prima “di un’ulteriore perdita assai marcata, fino al 10-20 per cento per il mercato azionario americano, e forse ancora peggio per quelli europei già sottoposti a forti pressioni. La moneta cinese era ed è ancora sopravvalutata, e di questo si deve tener conto. Ma una svalutazione secca di questo tipo, un episodio, chiamiamolo pure di guerra fra banche centrali, è scorretta”.