Cina: “lo zoo dei nani”, un parco politicamente scorretto

Pubblicato il 22 Aprile 2010 19:10 | Ultimo aggiornamento: 22 Aprile 2010 19:10

L’idea dell’imprenditore cinese Chen Ming avrebbe potuto ispirare Tod Browning, il geniale regista, autore di uno dei film più controversi della storia del cinema, “Freaks”. Creare un parco naturalistico appollaiato tra i monti della Cina e popolato da abitanti molto caratteristici. Segni particolari: essere alti meno di un metro e trenta.

In una valle nell’sudest della Cina, si trova un parco tematico molto controversi. Si chiama il Regno del piccolo popolo dei nani. Qui, ogni giorno sbarcano i turisti per godersi lo spettacolo di tanti piccolissimi uomini afflitti da nanismo che fingono, travestiti in costumi fantasy, di essere usciti da una favola. Il piatto forte dello spettacolo è la perfomance parodica del Lago dei Cigni quando gli impiegati indossano il tutù e sgambettano sul prato.

Il parco si trova vicino alla città di Kumming, nella provincia di Yunnam, ed ha assunto almeno 108 nani da tutto il paese. Gli affari stanno andando bene, anche perché i turisti che arrivano fino a qui sono disposti a pagare ben 80 yuan, l’equivalente di quindici euro, non una piccola somma per un’attrazione turistica in Cina. L’imprenditore Chen Ming ha dunque deciso nei prossimi anni di aumentare gli investimenti, dai 100 milioni di oggi a 700 milioni, e, soprattutto, aumentare la popolazione dei piccolo uomini. Se i suoi obbiettivi si realizzeranno tra non molto gli abitanti del Regno saliranno fino alla cifra di 1000, una vera cittadina di soli nani. Naturalmente, con l’aumento della popolazione verranno anche le nuove infrastrutture,

L’attività del Regno del piccolo popolo dei nani non poteva non destare qualche critica, perfino in un paese poco incline al dissenso come la Cina. La non più comune pratica di mostrare a pagamento persone considerate difformi, diverse, può ricordare, impropriamente, le barbare usanze dei secoli medievali (impropriamente perché questa barbarie si è prolungata ben al di là del Rinascimento). Inoltre, oggi, l’impero del cosiddetto «politically correct» bloccherebbe all’origine ogni iniziativa lontanamente simile (ma, c’è da dire, anche opere senz’altro lodevoli, come il già citato “Freaks”, sarebbero oggi impossibili).

D’altra parte, c’è sempre il rovescio della medaglia. Per quanto possa sembrare assurdo, questo lavoro per molti degli impiegati del parco è l’unico modo per potersi conquistare l’indipendenza e, paradossalmente, il rispetto. « Dopo il diploma liceale non sono riuscita a trovare lavoro – racconta Li Caixa –Il parco è l’unico posto in Cina dove qualcuno affetto da nanismo può guadagnare 2000 yuan al mese. Quando cercavo lavoro, ogni colloquio finiva male. Appena i responsabili mi vedevano, sapevano immediatamente di non volere una persona piccola come noi. Devono pagare lo stesso salario, allora preferiscono qualcuno di più normale. Qui, invece, lo staff non ha i pregiudizi delle persone di fuori ».

Nella regione il parco di Kumming è ormai un’istituzione consolidata. Recentemente anche delle scolaresche elementari lo hanno visitato. Hanno raccontato le maestre che per i bambini è stata, un’esperienza positiva, all’insegna del riconoscimento dell’altro. Non c’è che sperare che sia vero.