Cronaca Mondo

Cina: prostitute ai lavori forzati. La storia di Li Zhengguo sul New York Times

Cina: prostitute ai lavori forzati. La storia di Li Zhengguo sul New York Times

Cina: prostitute ai lavori forzati. La storia di Li Zhengguo sul New York Times

ROMA – Cina: prostitute ai lavori forzati. La storia di Li Zhengguo sul New York Times. A dispetto della storica apertura cinese sulla politica del figlio unico e sulla fine del sistema dei campi di rieducazione e dei lavori forzati, resta durissima la vita delle prostitute cinesi per le quali le porte dei lager dove sono costrette a lavorare gratis e a pagare per il soggiorno, restano sempre aperte.

Sul New York Times, la ricognizione (non è la prima) sui campi di lavoro cinesi si avvale delle testimonianze di numerose Ong che con enorme difficoltà riescono a fornire un quadro molto meno edificante di quello spacciato dalle autorità locali. Soprattutto, però, a venire ascoltata dal Nyt è una operatrice del sesso in attività che ha trascorso sei mesi rinchiusa nel campo della provincia di Hebei, senza che un giudice abbia stabilito la sentenza e tanto meno abbia potuto ricorrere.

La storia di Li Zhengguo è straziante nella sua assoluta ordinarietà: sono 6 milioni le prostitute in Cina che come Li devono ogni giorno guardarsi da almeno tre rischi esistenziali, i clienti abusivi, il virus dell’Hiv e appunto la denuncia che e condurrebbe ai campi di lavoro.

“Se mi ribeccano mi taglio le vene” giura Li, che lì dentro ci ha passato 6 mesi. Oggi, a 39 anni, esercita in uno dei tanti lupanari nascosti dietro le insegne di innocui “hair-salon” dove però di forbici e caschi per la messa in piega non c’è traccia. Al Centro di Custodia ed Educazione di Handan, alla fine ha dovuto lasciare 60 dollari per ogni mese di permanenza. Ha lavorato sodo a ritmi schiavisti costruendo fiori ornamentali finti, per la gioia del direttore del campo che le assembla e le vende anche all’estero. Quando non chiede la mazzetta per chiudere un occhio ed evitare il carcere alle più ricche. Chi non ha soldi sconta la penitenza con un tozzo di pane al giorno.

Sono lontanissimi i tempi in cui Mao mise lo sradicamento della prostituzione al primo posto, considerando le prostitute prime vittime dello sfruttamento capitalista e istituendo vere strutture riabilitative. Con il ritorno del mercato a partire dagli anni ’80 l’orologio del tempo è tornato inesorabilmente indietro. I campi di lavoro che il nuovo corso ha eliminato per i piccoli reati, per i seguaci del Fulan Gong che non abiurano la propria fede, per chi metteva al mondo più di un figlio, restano invece in piedi per contenere spacciatori e prostitute. Imprigionati senza un giudizio, sfruttati come manodopera silente, beffati infine con il salato conto che li aspetta all’uscita, nemmeno fossero stati in Grand Hotel.

To Top