Cina. Torna la calma a Wukan dopo la nuova rivolta

Pubblicato il 22 Dicembre 2011 16:22 | Ultimo aggiornamento: 22 Dicembre 2011 17:08

PECHINO – La polizia cinese e’ intervenuta con durezza oggi per disperdere migliaia di persone che protestavano contro la costruzione di una centrale elettrica inquinante ad Haimen, nella provincia meridionale del Guangdong. Le assicurazioni delle autorita’ locali – che hanno annunciato la sospensione della costruzione della centrale – non sono bastate a calmare la folla, eccitata dalle voci secondo le quali almeno una persona, un ragazzo di 15 anni, sarebbe morto negli scontri dei giorni scorsi.

Haimen, una citta’ costiera di 120mila abitanti, e’ a poco piu’ di cento chilometri da Wukan, il villaggio in rivolta da due settimane contro le requisizioni della terra, dove invece un compromesso tra rivoltosi ed autorita’ sembra aver riportato la calma.

Testimoni hanno affermato che la polizia anti-sommossa ha bloccato con un imponente schieramento di forze gli accessi ad Haimen, sparando lacrimogeni e caricando migliaia di manifestanti, molti dei quali su motorini, che hanno cercato di bloccare un’autostrada per richiamare l’attenzione sulla loro protesta.

Uno di loro ha raccontato che centinaia di giovani in motocicletta hanno sfidato lo schieramento della polizia che ha risposto con decisione. ”Non avevamo scelta – ha dichiarato alla televisione di Hong Kong uno dei giovani manifestanti – sono giorni che protestiamo ma nessuno ci ascolta”.

A Wukan, intanto, in un chiaro segnale che la tensione e’ scemata, uno dei leader della rivolta ha dichiarato che la vita nel villaggio – abitato da circa 20mila persone, in gran parte pescatori – e’ ritornata alla normalità’ e che sono stati rimossi i cartelli di protesta.

L’uomo, Lin Zuluan, ha affermato che i dirigenti del Partito Comunista hanno riconosciuto ”che alcuni funzionari corrotti hanno commesso delle irregolarità”’ e che la questione delle terre requisite verra’ affrontata dalle autorità’ provinciali insieme al comitato eletto dai rivoltosi.

Quanto alla morte di un altro leader della rivolta, Xue Jinbo, che secondo i familiari e’ stato ucciso dalla polizia, l’accordo prevede che verra’ condotta un’ inchiesta ”approfondita”. Le autorita’ locali hanno finora sostenuto che Xue e’ morto per un infarto improvviso, mentre la sua famiglia sostiene che l’ uomo, che aveva 42 anni, non ha mai avuto problemi di cuore.

Il compromesso di Wukan, che indubbiamente rappresenta una vittoria per i residenti, e’ stato salutato con favore dalla stampa filogovernativa. Il Quotidiano del Popolo, giornale ufficiale del Partito Comunista, ha criticato in un commento i funzionari locali ”che hanno consentito che la situazione gli sfuggisse di mano” e ha lodato i loro superiori affermando che la loro flessibilita’ e’ un ”esempio” del mondo nel quale vanno gestite questo tipo di vicende, sempre piu’ frequenti in Cina ed in particolare nel Guangdong, una provincia industrializzata e relativamente ricca nella quale i cittadini stanno facendo sentire con forza la loro voce.

Il massimo responsabile politico del Guangdong e’ Wang Yang, una delle stelle nascenti del firmamento politico cinese di tendenze riformiste che, fino a questo momento, esce rafforzato dagli avvenimenti degli ultimi giorni.

Secondo la stampa governativa Zhou Yongkang, responsabile nazionale della sicurezza, capo di fatto della polizia e membro del potente comitato permanente dell’ufficio politico comunista, ha dichiarato recentemente che i dirigenti della pubblica sicurezza devono assicurare ”un ambiente sociale armonioso e stabile” in vista del passaggio del potere alla nuova generazione di dirigenti comunisti, che verra’ sancito dal prossimo congresso del Partito, nell’ autunno del 2012.