Colombia, italiano coinvolto nella morte di un ragazzo di 14 anni: “Sono innocente”

Pubblicato il 23 aprile 2010 18:52 | Ultimo aggiornamento: 23 aprile 2010 19:31

Quando manca un mese alla sentenza che aspetta da un anno, Paolo Pravisani, 72 anni, originario di Udine e coinvolto nella morte per overdose di un colombiano di 14 anni, avvenuta un anno fa a Cartagena de las Indias, ha ribadito in un’intervista di essere innocente.

Il 23 febbraio del 2009, Yesid Torres è stato trovato morto nell’appartamento di Pravisani, da dove era stato portato in ospedale poco prima di morire per un’overdose di cocaina. L’italiano è stato arrestato qualche giorno dopo mentre era ricoverato in una clinica psichiatrica, accusato di “pornografia infantile e sfruttamento della prostituzione”.

Il caso di Pravisani, ingegnere aeronautico ed ex pilota acrobatico, ha innescato un lungo contenzioso giuridico tra l’ong “Tierra de Hombres”, per i quali è stato l’italiano ad aver ucciso Yesid, e i legali dello stesso Pravisani: «Quello che diciamo – afferma l’avvocato Francisco Jimenez – non è che Pravisani sia necessariamente innocente, bensì che non è imputabile, perché ha dei disturbi mentali gravi, e non è in grado di riconoscere l’illegalità dei suoi fatti».

Fonti dell’ambasciata italiana a Bogotà hanno detto all’Ansa che fin dal primo momento è stata data a Pravistani assistenza consolare tramite la designazione di un legale, poi sostituito con uno di fiducia. «Continuiamo a monitorare il caso», hanno aggiunto le fonti, precisando che l’accusato non ha chiesto assistenza economica e conta delle risorse necessarie per pagare la clinica nella quale è recluso.

In un’intervista al quotidiano El Tiempo, Pravisani ha ricordato che con Yesid aveva «un rapporto di lavoro» e che «gli volevo bene come un figlio», ammettendo «di avergli dato un po’ di cocaina, ma Yesid ne prendeva di più per conto suo. Ha esagerato ed è morto». Alla domanda se è pronto a chiedere scusa alla famiglia di Yesid, Pravisani ha risposto: «No, non mi pento di niente. L’unica cosa che ho fatto è stata divertirmi».