Consigliere Putin accusa Stati Uniti di voler organizzare un golpe in Ucraina

Pubblicato il 7 febbraio 2014 15:05 | Ultimo aggiornamento: 7 febbraio 2014 15:05

 

Polizia contro manifestanti a Kiev

Polizia contro manifestanti a Kiev

RUSSIA, MOSCA – Sono accuse pesanti quelle che la Russia rivolge agli Stati Uniti sulla gestione della crisi politica in Ucraina. In un’intervista al quotidiano Kommersant, il consigliere di Putin, Serghiei Glaziev, sostiene che Washington sta tentando di organizzare “un colpo di Stato” a Kiev e spende “20 milioni di dollari a settimana per finanziare l’opposizione e i ribelli, anche dotandoli di armi”.

Intanto il Parlamento europeo ha chiesto sanzioni “immediate” e “ad personam” contro “i funzionari, i legislatori e gli oligarchi loro sponsor commerciali responsabili della repressione e della morte dei manifestanti”. Ed è proprio la minaccia di sanzioni, secondo il Cremlino, a trattenere il presidente ucraino Viktor Ianukovich dal reagire con forza all’occupazione dei palazzi del potere a Kiev e nelle regioni occidentali da parte degli insorti. Secondo Glaziev, Ianukovich e il suo entourage sono intimiditi dalle minacce dell’Occidente di “inserirli in una lista nera e di confiscare i loro beni, i conti in banca e le loro proprietà.

“E anche di finire al tribunale internazionale dell’Aia con l’accusa di aver violato i diritti umani. Ma l’atteggiamento del governo ucraino per Glaziev èà sbagliato, e se gli insorti non rinunceranno alla lotta la soppressione violenta della rivolta sarà inevitabile. L’uomo del Cremlino si dice inoltre a favore di una trasformazione dell’Ucraina in uno Stato federale, come peraltro chiesto dal partito comunista locale, una mossa che secondo alcuni osservatori permetterebbe alla Russia di controllare di fatto le regioni sud-orientali del Paese, quelle russofone, più avanzate a livello industriale e ricche di risorse minerarie.

Le dichiarazioni di Glaziev arrivano alla vigilia di un vertice a Sochi tra Putin e Ianukovich, e poche ore prima dell’incontro tra Ianukovich e il sottosegretario agli Esteri Usa, Victoria Nuland, a Kiev. Parlando con la rappresentante del governo di Washington, il presidente ucraino si è detto disponibile “al dialogo e al compromesso” per risolvere la grave situazione politica che è sfociata in violenti scontri tra manifestanti e polizia con almeno quattro morti e circa 500 feriti, e ha addirittura accolto la richiesta dell’opposizione di una riforma costituzionale per ridurre i poteri del capo dello Stato.

Ma la riforma – ha precisato Ianukovich – deve essere condotta “nel rispetto di tutte le procedure necessarie”. Difficile dire cosa significhi questo in termini di tempo, ma àl capogruppo del partito di maggioranza, Oleksandr Iefremov, aveva detto che la riforma non potrà essere completata prima di settembre. Probabilmente troppo per l’opposizione, visto che due giorni fa il ‘dottor Pugno di ferro’ Vitali Klitschko aveva chiesto la riforma “subito”. Nonostante non si combatta ormai da alcuni giorni, la situazione a Kiev resta comunque tesa e due manifestanti sono rimasti feriti in un’esplosione avvenuta al quinto piano della sede dei sindacati, occupata dal primo dicembre dagli antigovernativi che ne hanno fatto il loro quartier generale.

Secondo i manifestanti, la deflagrazione è stata dovuta a un pacco bomba con la dicitura “medicinali”. L’esplosione ha ferito al volto e a una mano l’uomo che ha tentato di aprire il pacco, mentre un ragazzo di 15 anni è rimasto ferito agli occhi. Tutt’altra la versione fornita dall’agenzia di stampa ufficiale russa Itar-Tass, secondo cui a esplodere sarebbe stata una bottiglia molotov detenuta dagli stessi dimostranti, che ne hanno fatto largo uso nelle settimane scorse negli scontri con la polizia. Impossibile per le forze dell’ordine indagare sul caso visto che i dimostranti hanno impedito loro l’accesso all’edificio temendo le solite indagini “pilotate” a favore del governo in un Paese in cui la divisione dei poteri resta solo sulla carta.