Container bloccati in Cina a causa di un focolaio Covid: peggio del blocco del Canale di Suez

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Giugno 2021 9:03 | Ultimo aggiornamento: 10 Giugno 2021 9:03
Container bloccati in Cina a causa di un focolaio Covid: peggio del blocco del Canale di Suez

Container bloccati in Cina a causa di un focolaio Covid: peggio del blocco del Canale di Suez FOTO ANSA

In Cina a causa di un focolaio Covid a Yantian sono stati bloccati migliaia di container: il tutto ha già superato per gravità la crisi di marzo nel canale di Suez. Il numero di container bloccati nel sud della Cina a causa del focolaio nel porto ha infatti già superato quello dei container bloccati a marzo quando la Ever Given ha fermato il traffico nel Canale di Suez. La situazione è in stallo già da qualche giorno, come riportano diverse testate internazionali.

In Egitto ci vollero sei giorni per disincagliare la nave che ostruiva il passaggio ai cargo, mentre in Cina sono già trascorse quasi tre settimane. Era il 21 maggio quando scattò il blocco causa Covid. Parliamo del maxi terminal sulla costa meridionale del Paese, snodo cruciale della Via della seta, da cui transita ogni genere di merce diretta in Occidente.

I numeri dei container bloccati in Cina 

Yantian ha smistato 13,3 milioni di container nel 2020, pari a 36.400 al giorno. E’ responsabile di oltre un terzo del commercio estero del Guangdong e un quarto del commercio cinese con gli Stati Uniti. Da quando è scoppiato il focolaio ha lavorato circa con una riduzione del 70% con circa 25.500 container al giorno non smistati e quindi bloccati lì. In due settimana fanno 357.000 teu ad oggi. 

Le navi in attesa

Ci sono circa 40 navi in attesa a Yantian. “Ogni giorno aumenta la pila di carichi arretrati. Una volta che i porti riapriranno alle normali operazioni, dovremmo aspettarci un’ondata di merci da gestire. Ciò a sua volta causerà un’ulteriore congestione nei porti di arrivo, con un ritardo di circa due-cinque settimane”, ha avvertito Jensen, amministratore delegato della società di consulenza danese Vespucci Maritime.

“Gli spedizionieri non dovrebbero sottovalutare l’entità dei prossimi effetti a catena. Sebbene alcune navi siano state dirottate su altri porti, come Nansha, Shekou e Hong Kong, queste strutture non sono in grado di gestire l’intero flusso extra”, ha concluso.