Cookies di internet e geolocalizzazione per spiare gli utenti: metodi da Nsa

di Francesco Montorsi
Pubblicato il 31 dicembre 2013 7:31 | Ultimo aggiornamento: 30 dicembre 2013 18:33
Cookies di internet e geolocalizzazione per spiare gli utenti: metodi da Nsa

Foto Lapresse

WASHINGTON – Importuni, invadenti, onnipresenti cookies. Tutti li conoscono, anche se non tutti sanno cosa siano. Sui margini del nostro schermo, sulla nostra mail o su una pagina internet qualsiasi, compaiono dal nulla mirate pubblicità che sembrano sapere quello che leggiamo e quello che vediamo in tv, come ci vestiamo, cosa mangiamo, in che posti ci piace divertirci. Quest’inquietante magia commerciale è dovuta ai cookies, strumenti che permettono di identificare ed archiviare i dati degli internauti per poter indirizzare al “cliente” la pubblicità più adatta (ovvero la pubblicità di quella merce che statiscamente comprerà con più facilità).

I cookies, veniamo ora a scoprirlo, non sono però solo l’arma efficace del mercantilismo sfrenato della nostra società. Oltre che un modo per seguirci e venderci quello di cui non pensavamo avere bisogno, i cookies sono diventati uno strumento dei governi, nella fattispecie quello americano e britannico, per spiare i cittadini.

Il colosso di Internet, Google assegna un cookie ogni qual volta un navigatore si connette ad uno qualsiasi dei servizi della compagnia – dal motore di ricerca a Google Maps e Google Plus. Questo cookie contiene informazioni riguardanti il navigatore e permette a Google di indirizzargli in seguito pubblicità personalizzate. La potente NSA – l’agenzia americana che si occupa della sicurezza nazionale – entrata nella bufera dopo le rivelazioni di Edward Snowden sul suo tentacolare programma di spionaggio mondiale, usa i cookies di Google per estrarre informazioni personali. Snowden ha rilasciato ai giornali alcune slide ad uso interno dell’agenzia che rivelano come questa (insieme alla sua controparte britannica) adoperasse Google per spiare i suoi obiettivi.

Ma non è tutto. Gli stessi documenti rivelano che l’NSA usa pure le application degli iPhone e Android per rintracciare fisicamente i soggetti spiati. La geolocalizzazione tipica di alcune application permette agli utenti di trovare nelle vicinanze persone e luoghi:  altri utenti da incontrare,  oppure ristoranti, attività commerciali, etc.

Anche i dati sulla geolocalizzazione sono però rilasciati a Google e ad altre compagnie in modo che queste possano somministrare le solite pubblicità personalizzate. Per completare il quadro, molte application riescono a determinare la localizzazione dell’apparecchio elettronico, e quindi del suo possessore, anche da disattivate, semplicemente utilizzando i segnali che provengono da reti Wi-Fi e stazioni radio vicine. Una manna per lo spionaggio americano quando desidera localizzare un sospetto.

Le rivelazioni sulle pratiche della NSA e sul rapporto intricato con Google hanno rianimato il dibattito sulle pratiche commerciali di monitoraggio e rintracciabilità che un’intera società – in quanto usufruttaria di Internet – subisce. Sempre più acuto diventa  il sentimento che abbiamo perso il controllo sui nostri dati personali e che questi non solo sono utilizzati dalle compagnie ma anche dai governi.

Insomma, un tentacolare mercante ci segue invisibile per venderci quello che suppone che vogliamo comprare. E a volte è affiancato anche dagli spioni del governo americano.