Corea del Nord, Otto Warmbier: secondo GQ lo studente americano non fu mai torturato

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 luglio 2018 6:39 | Ultimo aggiornamento: 26 luglio 2018 18:45
Corea del Nord, Otto Warmbier: secondo GQ lo studente americano non fu mai torturato (foto Ansa)

Corea del Nord, Otto Warmbier: secondo GQ lo studente americano non fu mai torturato (foto Ansa)

NEW YORK – Otto Warmbier [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,-Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] potrebbe aver tentato il suicidio mentre era detenuto in Corea del Nord: secondo un nuovo articolo, il 22enne studente della Virginia University durante la detenzione dal 2016 al 2017, non sarebbe mai stato torturato fisicamente dalle autorità nordcoreane.

Doug Bock Clark, su GQ Magazine, accusa il presidente Trump di aver promosso la teoria della tortura per giustificare la dura presa di posizione nei confronti di Kim Jong-un e poi smesso di menzionare il giovane in vista del vertice di Singapore.
Nel 2016, Warmbier era stato arrestato per aver rubato uno striscione della propaganda del regime nordcoreano in un albergo e condannato a  15 anni di reclusione ai lavori forzati.
Dopo diciassette mesi di detenzione, quando è tornato dalla famiglia a Cincinnati, nell’Ohio, il giovane era in stato vegetativo, a causa dei danni cerebrali non era in grado di parlare; le autorità nordcoreane avevano spiegato il coma col botulismo e l’assunzione di sonniferi ma il giovane è morto sei giorni dopo, scrive il Daily Mail.
I genitori di Warmbier, Fred e Cindy, avevano sostenuto che il figlio avesse subito delle torture, citando come prova il danno cerebrale, una cicatrice sul piede, i denti disallineati che pensavano fossero stati strappati con un paio di pinze.
Il presidente Trump, in numerosi discorsi e dichiarazioni pubbliche  ha sostenuto questa tesi, mentre i report di intelligence trapelati sul New York Times hanno fornito prove più evidenti delle torture.

Tuttavia, Clark, che ha esaminato il caso di Warmbier per sei mesi, cita un rapporto di patologia il quale indica che lo studente non è stato sottoposto a tortura fisica.
La dott. Lakshmi Kode Sammarco non ha riscontrato cicatrici significative, rilevando che quella sul piede non era indicativa di tortura, e ha scoperto che i suoi denti erano “naturali e in buone condizioni”. Potrebbero essere rimasti disallineati a causa di un incidente.
Ha inoltre scoperto che il cervello di Warmbier era danneggiato da entrambi i lati, il che indica una carenza d’ossigeno e non avrebbe subito un colpo alla testa, che avrebbe solo danneggiato una parte dell’organo.
Clark cita questo report e le opinioni di diversi esperti per ipotizzare che Warmbier sia rimasto incosciente dopo un qualche tipo di incidente, come una reazione allergica.
Il danno cerebrale, avvenuto dopo la sentenza di Warmbier, è stato causato da un tentativo di suicidio in cui lo studente non poteva respirare.
Warmbier era appena stato condannato a 15 anni di lavori forzati, scrive Clark, e le immagini in cui si vede mentre è trascinato fuori dal tribunale da due guardie sono la prova dello sconvolgimento mentale.
Non esclude tuttavia che Warmbier sia stato sottoposto a qualche forma di tortura mentale, che rientra nella definizione di tortura delle Nazioni Unite accanto ai metodi corporei.
Ma Clark sostiene che le prove di tortura fisica erano assenti e che Trump abbia ripetuto le accuse per giustificare la precedente posizione aggressiva nei confronti della Corea del Nord.
Le menzioni di Trump sul caso Warmbier hanno coinciso con un drammatico peggioramento delle relazioni tra Stati Uniti e Corea del Nord, con il Presidente che in un tweet a gennaio 2018, aveva scritto il “mio bottone nucleare è più grande e funziona”.

Il presidente ha regolarmente affermato che Warmbier è stato torturato per giustificare la dura posizione, facendo affidamento su ciò che Clark considera report di intelligence difettosi.
Un esempio è il discorso sullo stato dell’Unione nel gennaio 2018, durante il quale si è impegnato a rispondere alla “tortura di Otto Warmbier” mantenendo “la massima pressione” su Kim.

Tuttavia, quando le relazioni sono migliorate, Trump ha parlato sempre meno del caso di Warmbier, afferma Clark, probabilmente perché per il presidente ormai aveva “esaurito la propria utilità”.
Nell’articolo, Clark osserva che durante il summit di Singapore con Kim Jong-Un, nelle osservazioni introduttive Trump non ha menzionato Warmbier una sola volta.
Quando un giornalista gli ha chiesto perché stesse lodando un dittatore responsabile della morte di uno studente americano, Trump ha risposto che Warmbier non era “morto invano”, poiché senza di lui il summit sarebbe stato impossibile.