Corea del Nord, incidente alla centrale nucleare: 200 morti. Azione coperta degli Usa?

di redazione Blitz
Pubblicato il 31 ottobre 2017 14:48 | Ultimo aggiornamento: 31 ottobre 2017 14:50
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Corea del Nord, incidente alla centrale nucleare: 200 morti. Azione coperta degli Usa?

PECHINO – E’ successo venti giorni fa ma la notizia è trapelata soltanto oggi: un tunnel è crollato nella centrale nucleare di Punggye-ri, in Corea del Nord, inghiottendo migliaia di vittime e facendo scattare l’allarme per il timore di una fuga radioattiva. Secondo i media internazionali l’incidente, che rischia di alimentare le ostilità e le probabilità dello scoppio di una guerra nucleare, potrebbe celare scenari ben più catastrofici e spaventosi. E qualcuno medita sospetti, ipotizzando persino una azione coperta degli Stati Uniti, da mesi in tensione con Pyongyang.

Il primo crollo sarebbe avvenuto lo scorso 10 ottobre: i primi 100 morti erano lavoratori, rimasti intrappolati al momento del cedimento. Altrettanti soccorritori inviati a salvarli sono morti poco dopo, rimasti schiacciati da un’altra ala della galleria venuta giù subito dopo il loro ingresso. Secondo quanto riporta il quotidiano la Stampa, soltanto pochi giorni fa era stata la vicina Corea del Sud ad avvertire la comunità internazionale che un’altro test nucleare sul sito avrebbe potuto portare al crollo totale della montagna sovrastante, provocando tra l’altro una fuga pericolosissima di materiale radioattivo.

In base a un report della nipponica Tv Asahi, si ritiene infatti che l’incidente sia effetto della sesta detonazione del 3 settembre, la più forte tra i test nucleari ordinati da Kim Jong-un, che avrebbe indebolito il sottosuolo e il sovrastante monte Mantap. L’esplosione, misurata in circa 150 chilotoni e pari a 10 volte il quinto test, fu sufficiente a creare un terremoto di magnitudo 6,3.

Da allora sono seguite diverse scosse artificiali pur se di minore entità e gli esperti hanno messo in guardia dai seri rischi di collasso in qualsiasi momento della struttura, fortemente provata e e resa instabile dalle sei detonazioni. Nam Jae-cheol, capo della Korea Meteorological Administration, l’agenzia che sovrintende anche sui terremoti, ha detto ieri in un’audizione parlamentare a Seul che un’altra esplosione nucleare avrebbe potuto far crollare la montagna con il rilascio di materiale radioattivo. Un allarme condiviso da esperti esteri e attivisti per i diritti umani.

Anche la Cina aveva lanciato un avvertimento a Kim per quanto riguarda lo stato del sito, attraverso l’Istituto di Geologia e Geofisica dell’Accademia Cinese delle Scienze: “La Cina non può sedersi e attendere che il sito non imploda”. Possibile che gli Stati Uniti abbiano dato una mano all’inevitabile?