Coronavirus. Ai Fen, la dottoressa di Wuhan che il 30 dicembre lanciò l’allarme. Ma venne punita

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Marzo 2020 14:31 | Ultimo aggiornamento: 12 Marzo 2020 14:31
Coronavirus. Ai Fen, la dottoressa di Wuhan che il 30 dicembre lanciò l'allarme. Ma venne punita

Coronavirus, ospedale a Wuhan (Ansa)

ROMA – Si parla giustamente dell’eccezionale sforzo della Cina per contenere la pandemia di coronavirus, un successo rivendicato con orgoglio dal presidente Xi Jinping. Successo e sospiro di sollievo globale che tuttavia rischiano di far dimenticare il ritardo con cui le autorità hanno accettato il dato di fatto.

E anzi hanno allestito nelle prime settimane una censura ferrea e punito ogni voce informata che osava alzarsi. E’ il caso di Ai Fen, responsabile della terapia d’urgenza all’ospedale centrale di Wuhan

Coronavirus, l’allarme di Ai Fen il 30 dicembre

Il 30 dicembre scorso diede l’allarme, inascoltata dai superiori. E anzi richiamata ufficialmente con l’accusa di “aver diffuso voci che minacciavano la stabilità”. Il 30 dicembre, una sera come le altre,  decise di guardare un po’ più a fondo il profilo di un paziente che lamentava sintomi influenzali ma non rispondeva a nessuna delle terapie previste.

Inviato un campione di sangue al laboratorio ne ricevette immediata risposta: “Sars coronavirus” c’era scritto, questo il verdetto inequivocabile. Chiamò i superiori, allertò il personale, scattò una foto del referto, insomma fece girare la notizia. Ne ricevette in cambio una lavata di capo. Ai Fen, in ogni caso, consigliò a tutto il personale medico di indossare maschere anti contagio e protezioni supplementari sotto il camice.

Forse qualche vita tra i suoi colleghi è riuscita a salvarla. Non quella di quattro medici, uno dei quali era l’oftalmologo Li Wenliang.

La censura totale scattò dal 31 dicembre

Più rapida della risposta clinica al virus, arrivò la censura. Che è iniziata da subito, il 31 dicembre 2019. Citizen Lab, un laboratorio della Munk School of Global Affairs dell’Università di Toronto, ha ricostruito come il governo cinese a partire da fine dicembre è riuscito a censurare informazioni legate al Coronavirus sulle piattaforme WeChat e YY.

“Se avessi saputo cosa sarebbe successo, non mi sarei preoccupata del rimprovero dei miei superiori. Ne avrei parlato con chiunque”, ha detto la dottoressa in un’intervista rilasciata alla rivista cinese Renwu. (fonte The Guardian)