Coronavirus, chiusa a New York la Statua della Libertà

di redazione Blitz
Pubblicato il 16 Marzo 2020 20:25 | Ultimo aggiornamento: 16 Marzo 2020 20:26
Coronavirus, chiusa a New York la Statua della Libertà

Coronavirus, chiusa a New York la Statua della Libertà (Foto Ansa)

NEW YORK – Anche il simbolo dell’America chiude i battenti a causa dell’emergenza coronavirus. Dopo scuole, bar e ristoranti chiude a New York la Statua della Libertà.

Il monumento verrà chiuso al pubblico a tempo indeterminato insieme al museo di Ellis Island, luogo della memoria di milioni di immigrati. 

“Hunker down”, rintanatevi, uscite il meno possibile dalla vostra abitazione. Ormai anche l’America si rassegna a una realtà a cui non può più sfuggire, a un’emergenza e a una crisi che fino a poche giorni fa sembrava riguardare solo gli altri, la Cina, l’Italia, l’Europa.

Da oggi, lunedì 16 marzo, nella Grande Mela sono chiuse tutte le attività. Niente scuole, bar, ristoranti, cinema, tetri, locali notturni. Si potrà solo ordinare del cibo da asporto o da casa.

Le scuole pubbliche, ha detto il sindaco Bill De Blasio, resteranno chiuse almeno fino al 20 aprile. Una decisione, ha spiegato,  “straordinariamente dolorosa”, ammettendo che le scuole potrebbero rimanere chiuse fino alla fine dell’anno scolastico a giugno.

In tutto il paese i contagi hanno superato ampiamente la soglia dei 4.000 casi. Almeno 70 le vittime. Intanto, dopo il coprifuoco per le spiagge di Miami, si spengono anche le luci di Las Vegas, con tutti i principali casinò che chiudono i battenti per almeno due settimane.

In una manciata di ore tutto sta cambiando anche nella vita degli americani nella speranza di fermare il nemico invisibile della pandemia da coronavirus. “Siamo ad un punto critico in questo Paese, siamo dove l’Italia era due settimane fa in termini di numeri. Se si guarda alle proiezioni, ci sono tutte le possibilità di diventare come l’Italia”, è l’allarme lanciato dal portavoce sulle questioni di salute pubblica all’interno del governo federale.

Un allarme ripetuto anche dal governatore dello stato di New York Andrew Cuomo, che deve fronteggiare la situazione più seria di tutto il Paese con ormai quasi mille casi e 7 morti. Così la Grande Mela e Los Angeles, le metropoli più colpite dall’epidemia, si fermano.

Vietati tutti gli assembramenti oltre le 50 persone. Restano aperti solo i servizi ritenuti essenziali: negozi di alimentari e supermercati, farmacie, distributori di benzina e centri medici.

Nella capitale federale Washington al momento la situazione è meno allarmante ma le restrizioni sono già tante e riguardano anche gli uffici federali, con la Corte Suprema che ha rinviato tutte le udienze di marzo. Persino la Casa Bianca d’Inverno di Mar-a-Lago, in Florida, è in quarantena, dopo che alcuni ospiti sono stati trovarti positivi al virus. Dall’amministrazione Trump sono attese misure da applicare a livello federale, e nelle scorse ore era anche circolata la notizia di un possibile coprifuoco generalizzato poi smentita dalla Casa Bianca.

Intanto è scontro tra il governatore Cuomo che chiede la mobilitazione dell’esercito per affrontare l’emergenza, soprattutto quella legata al numero dei posti letto negli ospedali, e il presidente Trump che lo invita a chiedere meno e a fare di più. Inevitabilmente si complicano le cose anche sul fronte della campagna elettorale, nell’anno in cui si vota per le presidenziali. E New York potrebbe essere il terzo stato a rinviare le primarie, dal 28 aprile al 23 giugno. 

Fonte Ansa