Coronavirus, in Cina allarme focolaio di ritorno: “E’ inevitabile”

di Caterina Galloni
Pubblicato il 25 Marzo 2020 5:46 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2020 20:14
Coronavirus, in Cina allarme focolaio di ritorno: "E' inevitabile"

Coronavirus, in Cina allarme focolaio di ritorno: “E’ inevitabile” (Foto Ansa)

PECHINO – Con l’escalation della pandemia Covid-19, in Cina è “altamente probabile” e “addirittura inevitabile” un secondo focolaio di coronavirus: è l’avvertimento lanciato dal Global Times, quotidiano cinese statale.

Secondo il quotidiano, le lacune nello screening sanitario e le inadeguate misure di quarantena per chi arriva dall’estero sono i principali fattori per l’incombente nuova crisi.

Il severo allarme arriva mentre l’ex epicentro della provincia di Hubei, ad eccezione della capitale Wuhan, dopo due mesi è pronta a revocare le restrizioni riguardanti gli spostamenti.  

Wuhan, nel frattempo, dopo cinque giorni consecutivi di zero casi ha registrato la prima infezione, si tratta di un medico.
Un’alta percentuale di casi asintomatici – persone  contagiate che non hanno sintomi – è un altro fattore che contribuisce alla potenziale nuova epidemia, ha spiegato il Global Times.

Tre persone testate e risultate positive erano state contagiate da asintomatici, secondo i dati del governo cinese letti da South China Morning Post.

Di fronte alla pressione pubblica, la Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan ha rilasciato una dichiarazione, in cui annuncia che tutti i casi asintomatici saranno trasferiti nei campi di quarantena per 14 giorni.

Gli asintomatici vengono individuati quando i funzionari controllano i contatti stretti dei pazienti confermati e indagano sulle infezioni di gruppo.

Fino a quando non ci sarà un vaccino o cure efficaci, un secondo focolaio è probabilmente inevitabile, ha detto al Global Times Larry William Chang, un esperto di malattie infettive che risiede negli Stati Uniti. “Ma con test intensivi, tracciabilità dei contatti e isolamento, penso che l’estensione dell’epidemia possa essere gestita”, ha affermato Chang.

Finora la Cina ha riferito di oltre 350 “casi importati”, rilevati tra i nuovi arrivati da altri paesi: persone che sono tornate nel Paese quando il focolaio si è spostato dall’Hubei in Europa.  

Dei 107 “casi importati” segnalati da Pechino, oltre un terzo è stato rilevato tra persone provenienti dalla Gran Bretagna, seguito da Spagna e Italia, secondo quanto riferito dalle autorità cinesi.

Fonte: Daily Mail