Coronavirus, in Cina si teme una seconda ondata. A Pechino 36 casi, 10 quartieri in quarantena

di redazione Blitz
Pubblicato il 15 Giugno 2020 8:33 | Ultimo aggiornamento: 15 Giugno 2020 8:33
Coronavirus, in Cina si teme una seconda ondata. A Pechino 36 casi, 10 quartieri in quarantena

Coronavirus, in Cina si teme una seconda ondata. A Pechino 36 casi, 10 quartieri in quarantena (Foto Ansa)

. PECHINO  –  La Cina teme una nuova ondata di coronavirus. E questa volta l’epicentro potrebbe essere la capitale, Pechino. 

Sono 57 i nuovi casi confermati in tutto il Paese, il numero giornaliero più alto da aprile. Di questi, 36 proprio nella capitale, dove dieci aree residenziali sono di nuovo in quarantena. Ed è ancora una volta un mercato l’epicentro della malattia.

Tutti e 36 i casi nella capitale riguardano infatti lavoratori del grande centro di vendita all’ingrosso di carne, frutta e verdura di Xinfadi, nel sud di Pechino. Ma anche persone che hanno avuto contatti diretti con esso.

Le contromisure sono scattate già da sabato con la chiusura del mercato per sanificarlo. A questa si sono aggiunti il dispiegamento di polizia paramilitare per i controlli e il lockdown per 11 quartieri dei dintorni.

Tutti i lavoratori di Xinfadi, e tutti quelli che ci sono andati a partire dal 30 maggio saranno sottoposte al tampone, come pure gli abitanti delle zone circostanti.

Almeno 10mila persone per ora asintomatiche sono state già testate.

Ma preoccupa anche il fatto che il virus è stato rilevato in ben 40 campioni prelevati dalle aree alimentari e di trasformazione del mercato che si trova nel quartiere sudovest di Fengtai e copre un’area di 112 ettari.

In totale la Cina ha contato ufficialmente dall’inizio dell’epidemia oltre 83mila casi di contagio, di cui 4.634 mortali.

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L’allarme ha dato il via anche a una serie di ispezioni nei grandi supermercati e vari punti vendita di carne e prodotti ittici.

Sono 5.424 i campioni raccolti tra carne, frutti di mare e ambiente esterno.

“Non possiamo escludere altri casi in futuro”, ha ammesso Pang Xinghuo, vice direttrice del centro della capitale cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie.

Parole che arrivano dopo che tracce di virus sono state trovate sui taglieri usati per la lavorazione del salmone, mentre le grandi catene come Carrefour e Wumart hanno rimosso gli articoli incriminati dagli scaffali.

“La gente ha paura”, ha raccontato all’Afp un venditore di frutta e legumi in un altro mercato della capitale cinese.

In molti quartieri gli abitanti si sono chiusi in casa e negozi e ristoranti sono rimasti serrati.

Intanto a Wuhan, capoluogo della provincia dell’Hubei che è stata l’epicentro dell’epidemia di Covid-19, continua il percorso di prudente ritorno alla normalità.

Domenica sono stati riaperti il museo e la biblioteca provinciali, i musei d’arte e la sala commemorativa della Rivoluzione Xinhai.

Una serie di misure prese dopo la decisione dell’Hubei di abbassare l’allerta dal livello 2 al livello 3 a partire da sabato.

In questo modo si è consentito ai locali aperti al pubblico di riprendere a funzionare con limiti al numero di visitatori e misure ad hoc, come la disinfezione dei libri della biblioteca prima e dopo il prestito. (Fonti: Ansa, Afp)