Coronavirus, in Cina scomparse 21 milioni di utenze telefoniche in tre mesi. L’ipotesi delle vittime non conteggiate

di redazione Blitz
Pubblicato il 25 Marzo 2020 11:36 | Ultimo aggiornamento: 25 Marzo 2020 14:00
Coronavirus, in Cina scomparse 21 milioni di utenze telefoniche in tre mesi. L'ipotesi delle vittime non conteggiate

Coronavirus, in Cina scomparse 21 milioni di utenze telefoniche in tre mesi. L’ipotesi delle vittime non conteggiate (Nella foto Ansa, il presidente Xi Jinping visita l’ospedale Covid-19 a Pechino)

MILANO – Come è possibile che la Cina, con un miliardo e mezzo di abitanti, abbia meno morti di coronavirus dell’Italia, che di abitanti ne ha 60 milioni? Se lo sono chiesti in molti. Tra le varie ipotesi ci sono quelle che collegano questi dati all’anzianità della popolazione italiana e al diverso calcolo dei decessi: in Cina, come in Germania, si sarebbero considerati solo i morti per coronavirus, in Italia quelli con coronavirus. Ma si fa strada anche un’altra ipotesi: che i dati siano stati truccati per nascondere una catastrofe di proporzioni ben più ampie. 

In particolare c’è chi mette in relazione un altro dato, quello del calo notevole delle utenze telefoniche, alle vittime non dichiarate. Dal dicembre del 2019 al 19 marzo scorso, i dati riferiti dal ministero cinese dell’Industria e della tecnologia dell’informazione (Miit) registrano una diminuzione di 21 milioni di utenze, per lo più di rete mobile. 

Il collegamento tra il calo delle utenze e le possibili vittime è stato fatto da The Epoch Times, giornale della dissidenza cinese negli Stati Uniti vicino a Donald Trump e legato al movimento dei Falun Gong. 

In un articolo firmato da Nichole Hao si sottolinea come in Cina “le persone non possono sopravvivere senza un cellulare”. Con il cellulare, infatti, si fa tutto: il numero telefonico è associato alla previdenza sociale, alle pensioni, con il telefonino si comprano i biglietti del treno, si paga l’affitto. Non solo: dal cellulare viene generato un codice sanitario che è anche la premessa necessaria per spostarsi nel Paese, ha spiegato alla testata Tang Jingyuan, opinionista cinese che vive negli Usa.

Ad incrinare la fiducia nei dati ufficiali sull’epidemia di coronavirus in Cina è anche la testimonianza fatta da un medico di Wuhan all’agenzia giapponese Kyodo. Secondo il medico nella città focolaio della pandemia i dati sarebbero stati manipolati al momento della visita del presidente cinese Xi Jinping lo scorso 10 marzo, e da allora i criteri per dimettere pazienti positivi sarebbero diventati laschi. 

Il medico ha affermato che diversi pazienti ancora sintomatici sono stati rilasciati in anticipo dalla quarantena e i tamponi sono stati sospesi in parte per poter affermare che si era registrato un calo dei contagi. 

Insomma: dati modulati in base alle esigenze governative per fornire una narrazione vincente della lotta in Cina all’epidemia che dalla stessa Cina è partita. Una sorta di villaggio Potemkin a favore di media di tutto il mondo. (Fonti: The Epoch Times, International Business Times, Japan Times)