Coronavirus, crolla anche il mercato del ses**. In Giappone le prosti**** chiedono aiuto

di Caterina Galloni
Pubblicato il 21 Aprile 2020 7:31 | Ultimo aggiornamento: 20 Aprile 2020 17:50
Coronavirus, Ansa

Coronavirus, crolla anche il mercato del ses**. In Giappone le prosti**** chiedono aiuto (foto d’archivio Ansa)

ROMA – La pandemia ha colpito inevitabilmente anche lavoratori e lavoratrici del se*so di tutto il mondo: in Giappone, Mika è preoccupata.

Prima dell’emergenza coronavirus incontrava tre o quattro clienti al giorno.

Poi, la crisi.

Le persone evitano contatti stretti, restano a casa e ora Mika è senza clienti e senza soldi.

Senza risparmi né altre fonti di reddito, vive con i prestiti.

Ha cercato di trovare altri lavori, ma nel pieno di una crisi economica non ci sono assunzioni.

Di questo passo, potrebbe non essere in grado di pagare l’affitto o permettersi le necessità primarie, figuriamoci di ripagare il debito che ha recentemente contratto.

“Mi preoccupo della salute, ovviamente, ma ora mi preoccupo di più su come sopravvivere”.

In Giappone, l’industria del sesso è stata duramente colpita dalla pandemia.

L’intero paese è in uno stato di emergenza, molte imprese hanno chiuso e le persone sono state esortate a non uscire.

Secondo la Johns Hopkins University, attualmente ci sono almeno 10.797 casi a livello nazionale e 236 morti.

Per attutire lo choc economico, il governo centrale ha varato un imponente pacchetto di incentivi per un valore di 108 trilioni di yen giapponesi (circa 989 miliardi di dollari).

Dopo alcune polemiche, ora anche le prostitute hanno diritto a chiedere un aiuto ma a determinate condizioni.

Un’iniziativa che alcuni attivisti hanno considerato come un segno di progresso per un settore che ha sofferto a lungo lo stigma sociale.

Ma per molte prostitute il pacchetto offre poche garanzie e le regole di ammissibilità sembrano opache e restrittive.

“Il governo non ha detto in modo esplicito che aiuteranno tutti”, ha spiegato Mika. “Ci sono molte persone che senza lavoro non possono mangiare, provvedere alla sopravvivenza”.

In Giappone, la prostituzione o i rapporti ses*uali a pagamento, sono considerati un reato ma altri tipi di rapporti ses*uali sono legali.

L’industria del sesso genera circa 24 miliardi di dollari all’anno, secondo Havocscope, un’organizzazione di ricerca sul mercato nero mondiale.

Mika lavora nel settore legale delle “prestazioni sanitarie”, un eufemismo per i servizi di escort che interrompono i rapporti ses*suali.

Un’altra forma diffusa di lavoro ses*uale legale è la “moda-salutare”, che nelle sale massaggi offre servizi come il se*so orale.

Quando il governo giapponese ha avviato il pacchetto di incentivi ha escluso chi lavora legalmente nel settore dell’intrattenimento e del se*so per adulti.

Il che ha sollevato le critiche di attivisti e membri dell’opposizione, che hanno definito l’esclusione una “discriminazione professionale”.

“Vogliamo che le prostitute e i loro figli siano protetti come gli altri lavoratori e i loro figli”, ha dichiarato l’organizzazione di difesa giapponese Se* Work And Sexual Health (SWASH).

I funzionari hanno fatto marcia indietro, annunciando che il piano avrebbe incluso anche chi lavorava legalmente nell’industria del se*so.

Tuttavia, l’iniziativa continua a polarizzare l’opinione pubblica.

In Giappone l’atteggiamento nei confronti del se*so e del lavoro ses*uale tende a essere socialmente conservatore. Alcuni personaggi pubblici – tra cui noti personaggi televisivi – protestano contro l’uso del denaro dei contribuenti per aiutare le prostitute.

C’è inoltre un problema: il programma del governo prevede che i richiedenti diano prova del loro stipendio, delle entrate mancate.

Un problema non da poco per le prostitute spesso pagate in nero e il cui compenso può variare.

“Voglio fare domanda per ottenere il denaro, ma sono bloccata”, ha detto Mikaa.

Il governo centrale sta ancora elaborando i termini del pacchetto di incentivi.

Un emendamento proposto darebbe 100.000 yen (circa $ 928) a persona, invece dei 300.000 yen ($ 2.785) a ogni famiglia che ha perso il reddito.

Il che potrebbe potenzialmente risolvere il problema della documentazione mancante di Mika.

Ora deve aspettare che il governo renda definitivo il pacchetto, che sarà formalmente rivisto e deliberato la prossima settimana, e spera in una maggiore chiarezza. (Fonte: CNN).