Coronavirus, famiglia italiana a Bali: padre morto, moglie e figli bloccati con le ceneri

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Aprile 2020 15:59 | Ultimo aggiornamento: 3 Aprile 2020 15:59
Coronavirus famiglia italiana bloccata a Bali: padre morto per polmonite

Coronavirus famiglia italiana bloccata a Bali: padre morto per polmonite (Foto archivio ANSA)

ROMA – Una famiglia italiana in vacanza a Bali, in Indonesia, da oltre un mese non può tornare in Italia per l’emergenza coronavirus. Diego D’Ignazio, biologo di 73 anni in pensione, è morto per una polmonite. La moglie e i figli sono bloccati in Indonesia con le sue ceneri e denunciano: “Abbiamo avuto febbre e tosse ma siamo guariti, qui non ci fanno il test per il covid-19“.

Secondo quanto ricostruisce il Corriere della Sera, la famiglia originaria di Teramo era arrivata a Bali in vacanza da uno dei figli, Massimo D’Ignazio, che vive nell’isola di Rote dove gestisce un b&b. Dopo l’arrivo, il padre ha avuto una polmonite ed è morto. L’altro figlio e la compagna li hanno raggiunti, ma poi è iniziata la pandemia e sono rimasti bloccati a Bali.

D’Ignazio ha iniziato a stare male poco dopo l’arrivo in Indonesia, tra il 14 e 15 febbraio. Febbre, tosse e problemi respiratori fino al ricovero nell’ospedale di Kupang, nella vicina isola di Timor, dove è morto per una polmonite. Anche la moglie e il figlio Massimo hanno poi iniziato a stare male, ma sono guariti. Pochi giorni dopo averli raggiunti, anche il figlio Luigi si è ammalato e nel frattempo è guarito.

Nessuno della famiglia italiana è stato sottoposto al tampone per verificare se fossero stati contagiati dal coronavirus, dato che gli ospedali non sono attrezzati e la salma del padre è stata cremata il 26 febbraio. Il 9 marzo la famiglia italiana sarebbe dovuta tornare in Italia, ma il loro rientro con le ceneri è stato bloccato. 

Intervistato al telefono, Luigi ha raccontato al Corriere della Sera: “Il rientro era previsto per il 9 marzo ma il volo è stato cancellato e inoltre io avevo ancora la febbre. Successivamente ci è scaduto il visto, abbiamo chiesto un visto d’emergenza ma le autorità non ce lo hanno concesso, dal 19 marzo trattengono anche i nostri passaporti. Oggi il console ci ha accompagnato all’ufficio immigrazione e domani sembra che ce li ridiano. Abbiamo paura, qui si registrano anche situazioni di tensione nei confronti degli occidentali. Eppure, fino a pochi giorni fa, erano tutti incuranti del problema. Il 25 marzo a Bali era festa e si sono svolti come da tradizione cortei e sfilate”.

Il figlio Luigi ha proseguito: “Papà non aveva problemi. Andava in bicicletta e a fare passeggiate in montagna. Abbiamo parlato con il suo medico che ci ha riferito di un leggero ispessimento dell’aorta. Non crede che possa essere stata quella la causa dell’edema polmonare”.

Resta, per la famiglia, l’incertezza: “Non abbiamo la certezza di aver avuto il coronavirus ma, dato quello che è successo a mio padre e i sintomi che abbiamo avuto successivamente, ne abbiamo il forte sospetto. In questi giorni stiamo cercando a Bali qualche clinica che ci possa fare un esame per capire se abbiamo sviluppato gli anticorpi. Sarebbe un sollievo sapere di avere già avuto la malattia così non vivremmo col terrore di poter essere contagiati”.

(Fonte: Corriere della Sera)