Coronavirus, focolaio Cina, la ricaduta: 6 casi su 10 asintomatici, non registrati. E i visti sono revocati

di Daniela Lauria
Pubblicato il 28 Marzo 2020 6:10 | Ultimo aggiornamento: 27 Marzo 2020 19:25
Coronavirus, focolaio Cina, la ricaduta: 6 casi su 10 asintomatici, non registrati. E i visti sono revocati

Coronavirus, focolaio Cina, la ricaduta: 6 casi su 10 asintomatici, non registrati. E i visti sono revocati (Foto Ansa)

PECHINO – Coronavirus, ombre cinesi. Il Governo di Pechino proclama vittoria sulla pandemia. Ma intanto emergono sempre più forti. E il ministero degli Esteri blocca l’ingresso in Cina agli stranieri. Inclusi quelli muniti di visto permanente.

I dati ufficiali della Cina, per i nuovi casi di coronavirus, indicano che in molte regioni la diffusione sia ormai quasi terminata ma esperti locali hanno avvertito che le cifre ufficiali omettono importanti categorie di casi.

Hubei, la provincia in cui ha avuto origine l’epidemia, ha riferito non più di un nuovo caso al giorno per più di una settimana, consentendo al governo di segnalare la fine del periodo di crisi. I funzionari e le squadre di controllo sono stati in grado di lasciare l’area e sono state allentate le restrizioni di viaggio e le quarantene.

Ma le interviste con i medici locali e infettivologi rivelano che a Wuhan, capitale dell’Hubei, la situazione potrebbe essere peggiore di quanto si pensi.

Gli esperti hanno evidenziato la presenza di casi non segnalati, nonché il gran numero di casi asintomatici che il governo rifiuta di rendere pubblico nel resoconto ufficiale.

A Wuhan, ad un giornalista straniero, due infermiere hanno rivelato la presenza di infezioni “nascoste” che soddisfacevano i criteri nazionali per i casi confermati ma non venivano prese in considerazione nel resoconto ufficiale della città, contribuendo a mantenere il numero dei casi vicino allo zero.

“Medici che conosco mi riferiscono che l’ospedale e la Commissione della salute pubblica stanno facendo il possibile per controllare il nuovo numero di casi” ha detto un’infermiera, aggiungendo che “è estremamente preoccupante continuare a pubblicizzare zero nuovi casi. È molto rischioso e vanificherà i sacrifici fatti a Wuhan e in tutto l’Hubei”.

Un ricercatore del coronavirus con sede a Pechino ha messo in dubbio le cifre ufficiali sostenendo che i casi positivi erano solo “la punta dell’iceberg”. “La Cina sta facendo il conto dei casi asintomatici ma non li rende pubblici“, ha detto.

Un membro del gruppo di esperti di Wuhan, al quotidiano locale Caixin ha dichiarato: “Ogni giorno rileviamo alcuni, o poche decine, di portatori asintomatici. Non possiamo ancora dire che a Wuhan la diffusione si sia completamente fermata”.

La mancanza di trasparenza ha spinto alcuni medici a chiedersi se i loro nuovi pazienti Covid-19 vengano effettivamente conteggiati.

Recenti studi di accademici ipotizzano che i casi asintomatici siano un gran numero di infezioni totali. Un articolo dei ricercatori dell’Università di Scienza e Tecnologia di Huazhong, pubblicato su Nature, ha stimato che a Wuhan, prima della seconda metà di febbraio, almeno il 59% dei casi di infezione erano “probabilmente asintomatici o con sintomi lievi, che potevano guarire senza necessità di cure mediche”.

Un articolo pubblicato su International Journal of Infectious Diseases, basato su delle testimonianze di giapponesi evacuati da Wuhan, ha stimato che quasi un terzo delle infezioni totali erano asintomatiche.

Nel tentativo di fermare nuovi casi di coronavirus, il Ministero degli Esteri cinese ha annunciato che sta temporaneamente vietando alla maggior parte degli stranieri di entrare nel paese. Divieto che, partire da oggi, riguarda anche i cittadini stranieri con permesso di soggiorno.

Secondo la nota del ministero sono esclusi specifici casi come i diplomatici mentre i cittadini stranieri che entrano in Cina per “attività economiche, commerciali, scientifiche o tecnologiche necessarie o per aiuti umanitaridi emergenza” possono ancora richiedere il visto.

Nella nota il ministero spiega che “La sospensione è una misura temporanea che la Cina è costretta ad adottare alla luce della situazione dell’epidemia e delle prassi di altri paesi”.

L’epidemia di coronavirus è nata a Wuhan e da allora sono state messo in atto rigide procedure di coprifuoco e lockdown. Poiché il numero di casi è diminuito, la Cina ha dovuto fare i conti con i casi di persone positive arrivate di recente da oltreoceano. Contagi che per più di una settimana hanno rappresentato la maggior parte dei nuovi casi.