Coronavirus Giappone, parco divertimenti: “Sulle montagne russe… non urlate”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Luglio 2020 14:37 | Ultimo aggiornamento: 9 Luglio 2020 14:37
Coronavirus e montagne russe, foto d'archivio Ansa

Coronavirus Giappone, parco divertimenti: “Sulle montagne russe… non urlate” (foto Ansa)

In Giappone non si può urlare sulle… montagne russe. Tutto vero: questa è la raccomandazione che un parco divertimenti di Tokyo ha fatto ai suoi visitatori per quella che, sostengono gli organizzatori, è una misura preventiva anti-coronavirus.

Il Fuji-Q Highland ha riaperto lo scorso mese dopo il lockdown imposto dall’epidemia da coronavirus.

I visitatori non mancano ma adesso devono contenere la propria euforia (e paura), “urlando col cuore”, gli si raccomanda.

La misura è volta a evitare che delle minuscole goccioline di saliva si diffondano nell’aria, aumentando il rischio di contagio.

Ovviamente è impossibile imporre tale regole, hanno ammesso gli stessi amministratori del parco.

Se non altro perché la violazione non è punibile.

Mandatorio è invece l’utilizzo della mascherina.

Inoltre, per incoraggiare questo comportamento “virtuoso”, l’amministrazione del parco ha indetto una gara online, la “#KeepASeriousFace challenge”.

Chi raccoglie più like per l’espressione seria assunta durante la turbolenta discesa ottiene dei biglietti d’ingresso omaggio.

L’opinione dei gestori del parco di divertimento è che garantendo il rispetto delle norme anti-Covid e adottando anche soluzioni di prevenzione (anche originali) si trasmette ai visitatori una sensazione di sicurezza che li spinge poi a tornare.

E dell’”urlo interiore”, i due top manager del parco sono talmente sicuri che ci hanno messo la faccia.

In un video si vedono entrambi scendere ad alta velocità dalle montagne russe, vestiti di tutto punto, con la mascherina sulla bocca e un portamento stoico.

Il Giappone è riuscito a mantenere un tasso relativamente contenuto di contagi nel Paese, ma negli ultimi giorni a Tokyo i casi hanno subito un’impennata.

In generale, secondo la Johns Hopkins University, il Paese ha registrato oltre 20 mila casi totali e 982 morti. (Fonte: Agi).