Coronavirus Iran, la pandemia non si ferma. Il regime sotto accusa

di Caterina Galloni
Pubblicato il 2 Giugno 2020 6:41 | Ultimo aggiornamento: 1 Giugno 2020 17:50
Iran, Ansa

Coronavirus Iran, la pandemia non si ferma. Il regime sotto accusa (foto d’archivio Ansa)

ROMA – In Iran, la pandemia coronavirus sembra non placarsi ed è accompagnata dalle accuse di attivisti anti-regime.

Sostengono che si sia diffusa nell’ambasciata cinese a Teheran tre settimane prima che fosse annunciato il primo caso ufficiale.

Il Daily Mail ha pubblicato dei video in cui si vedono persone collassare per strada. A Zahedan, nel sud-est dell’Iran, una clip mostra un uomo in evidente sofferenza che tossisce.

In un’altra, una donna è distesa prona sul pavimento di una stazione della metropolitana mentre i passanti cercano di farle spazio.

Cresce il sospetto tra gli attivisti di un presunto insabbiamento da parte del governo iraniano, con il timore che il bilancio delle vittime possa essere cinque volte più alto di quanto riportato.

David Patrikarakos, della School of Iranian Studies dell’University of St Andrews, ha dichiarato al MailOnline:

“L’Iran è incredibilmente dipendente dalla Cina, soprattutto dopo la reimposizione delle sanzioni USA. Il regime non farebbe nulla per mettere in imbarazzo il governo cinese”.

“Ammettere che a gennaio nell’ambasciata cinese fosse presente il coronavirus avrebbe comportato imbarazzo. Non stupirebbe se l’Iran l’avesse nascosto”.

“Dall’inizio della pandemia, l’Iran è stato molto riluttante a dire la verità ai cittadini. E’ stato lento a rispondere perché ha delle colpe”.

Un portavoce del governo iraniano ha replicato, sostenendo che i lavoratori dell’ambasciata, che accusavano febbre alta e tosse severa, non erano positivi ed erano stati dimessi dall’ospedale.

I registri delle ambulanze consegnati a MailOnline mostrano che tre impiegati iraniani dell’ambasciata cinese a Teheran sono stati ricoverati in ospedale con sospetti sintomi di COVID-19 il 28 gennaio.

Tra i pazienti c’erano una donna di 37 anni e due uomini di 33 anni, uno dei quali si era di recente recato in Cina.

I registri stati consegnati al tabloid britannico dal Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI), una rete di attivisti anti-regime.

Solo tre settimane dopo, il 19 febbraio, il primo paziente iraniano, un commerciante, è stato ufficialmente identificato a Qom, a circa 100 miglia a sud di Teheran.

L’NCRI stima che i decessi per coronavirus in Iran superino i 43.800 in 320 città.

Al contrario, il governo iraniano afferma che finora le vittime siano 7.417. (Fonte: Daily Mail).