Coronavirus colonizza metropoli. Caldo e umido non antidoto. Più ondate sul pianeta

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Marzo 2020 12:51 | Ultimo aggiornamento: 26 Marzo 2020 12:51
Coronavirus colonizza metropoli. Caldo e umido non antidoto. Più ondate sul pianeta

Coronavirus colonizza metropoli. Caldo e umido non antidoto. Più ondate sul pianeta (Foto Ansa)

ROMA – Coronavirus colonizza metropoli, è nelle grandi città l’habitat in cui il contagio riesce a svilupparsi alla maggior velocità fin qui riscontrata. Sul pianeta, finora, la metropoli più colonizzata dal coronavirus è stata la cinese Wuhan. Ma i grafici del contagio dicono che la velocità dell’infezione a Madrid e a New York è oggi maggiore di quella registrata a Wuhan. Milano per sua fortuna ha finora contenuto l’epidemia, non così la vasta area della Lombardia il cui tasso di incremento è stato superiore a quello della metropoli cinese.

Madrid, la Spagna che rischia di vivere la stessa vicenda italiana, se non peggio. E New York, la metropoli delle metropoli che rischia di diventare la capitale mondiale di coronavirus quando (lo prevede Organizzazione Mondiale della Sanità) gli Stati Uniti saranno l’epicentro della pandemia.

Ora l’epicentro della pandemia è l’Europa, ora. Ieri era l’Asia, domani probabilmente il Nord America. Questa asincronia del contagio di massa comporta un danno ulteriore: coronavirus marcia, procede sul pianeta ad ondate. Ed ogni ondata che si abbatte su un continente non lascia ovviamente intatto l’altro di continente. Ci saranno dunque ondate di ritorno, seconde e terze ondate a seconda dei luoghi.

Quando (maggio-giugno?) in Italia la piena sarà passata, non così, non allo stesso tempo in altri luoghi d’Europa e di sicuro onda alta in altri continenti. Quindi rischio concreto di seconda ondata o almeno di onda lunga da cui guardarsi. Vuol dire che il nostro ritorno alla normalità non sarà un ritorno alla completa normalità. Neanche in estate. Usciremo di casa, saremo protetti dal calo di coronavirus a casa nostra, ma non saremo immuni e impermeabili a coronavirus che sul pianeta ancora viaggia.

Inoltre in epidemiologia c’è altro tipo di seconda ondata, definiamola endogena all’epidemia stessa. Spesso in caso di epidemie si è registrata la seconda ondata, l’esempio più classico e massiccio è quello della febbre spagnola (detta spagnola perché all’insorgere ne parlavano sol.o i giornali spagnoli non sottoposti  come quelli degli altri paesi a censura di guerra). La febbre spagnola percorse il pianeta per un lasso di tempo di circa 18 mesi, con un intervallo in cui si attenuò molto e nessuno sa bene perché, poi la seconda ondata più massiccia e letale della prima. Quindi la febbre spagnola si spense e anche qui nessuno sa tutto e tutto intero il perché.

Contro le ondate di ritorno e in generale antidoto a coronavirus il caldo umido di alcune zone della Terra e il caldo umido che può arrivare da noi con l’estate? Si sta studiando, qualcosa c’è. C’è un tradizionale e consolidato rallentare dei virus analoghi in condizioni climatiche di caldo umido. I virus della famiglia di covid 19 fanno così, ma non è detto covid 19 faccia altrettanto dei suoi fratelli e cugini. Possibile, tutt’altro che certo.

E c’è che covid 19 c’è ovunque sul pianeta (tranne Antartide) ma c’è soprattutto in una fascia climatica che attualmente caldo umida non è. Quindi no, il caldo, l’estate non sono e non saranno l’antidoto a coronavirus, inultile illudersi. Antidoto no, possibile piccolo freno sì. Se per l’estate il contagio l’avremo messo in un piccolo angolo, l’estate ci darà una piccola mano a tenerlo lì. Niente di più ma meglio che niente.