Coronavirus, superati i 16 milioni di casi nel mondo. Gb impone quarantena da Spagna, primo caso in Corea del Nord

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Luglio 2020 15:04 | Ultimo aggiornamento: 26 Luglio 2020 15:04
Coronavirus, superati i 16 milioni di casi nel mondo

Coronavirus, superati i 16 milioni di casi nel mondo. Gb impone quarantena da Spagna, primo caso in Corea del Nord (foto ANSA)

Il numero di casi di contagio da coronavirus nel mondo ha superato la soglia dei 16 milioni da inizio pandemia.

Il coronavirus non risparmia la Corea del Nord, che annunciando il primo caso di contagio ha dichiarato lo stato di massima allerta. In Europa è polemica per la decisione del governo britannico di imporre la quarantena di due settimane ai viaggiatori in arrivo dalla Spagna, dove aumentano i timori di una seconda ondata: critiche sono piovute non solo dalla penisola iberica, ma anche tra i turisti britannici che si trovano già sulle coste spagnole, costretti a un nuovo confinamento al ritorno.

Il maggior tour operator nel Regno Unito, Tui, ha cancellato tutti i voli in partenza oggi per la Spagna continentale e le isole Canarie, non senza esprimere “incredibile delusione” per lo scarso preavviso dato dal governo, che ha introdotto la misura proprio nel fine settimana, quando molti turisti britannici sono in viaggio. Anche l’opposizione ha accusato l’esecutivo di “disorganizzazione”, ma è stata secca la replica del ministro degli Esteri, Dominic Raab: il governo, ha detto, “non deve scusarsi”, “i dati arrivati dalla Spagna venerdì ci hanno mostrato un forte aumento dei casi nel Paese e abbiamo preso una decisione il più velocemente possibile, il rischio è una potenziale seconda ondata e un altro lockdown”, ha spiegato. 

Secondo il conteggio della Johns Hopkins University, col bilancio delle vittime globali arrivato a 644.528, attualmente i contagi confermati sono 16.046.986; la triste classifica dei Paesi più colpiti vede ancora al primo posto gli Stati Uniti (con 4.178.021 casi), seguiti da Brasile (2.394.513) e India (1.385.635).

I dati globali 

L’America Latina resta in una situazione preoccupante: il Brasile, secondo paese più colpito dal coronavirus dopo gli Usa, ha registrato altri 51.147 nuovi casi, nel quarto giorno consecutivo d’incremento di contagi superiore a 50 mila. Il numero totale delle infezioni sale a 2,39 milioni, mentre i nuovi decessi secondo i dati ufficiali sono 1.211, per un totale di 86.449 vittime. Il presidente di estrema destra, Jair Bolsonaro, contagiato quasi tre settimane fa, ha annunciato di essere risultato negativo all’ultimo test, ma intanto è stato già rinviato il Carnevale 2021 di San Paolo e una mossa simile è in valutazione anche a Rio, che intanto ha già annullato il Capodanno di Copacabana.

Il Perù ha superato la soglia delle 18 mila vittime proprio nella settimana in cui hanno riaperto i battenti i ristoranti, il Cile conta ormai più di 9 mila morti, la Colombia ha registrato altri 294 morti, superando così gli 8 mila decessi e la capitale Bogotà ha visto un incremento record di decessi su base giornaliera, 115.

L’allarme resta alto anche in Oriente. In Corea del Nord le autorità della città di confine, Kaesong, hanno imposto un lockdown dopo che è stato scoperto un primo caso sospetto. Il leader Kim Jong-un ha convocato una riunione d’emergenza del politburo per “dichiarare lo stato di massima allerta”.

In Giappone, Tokyo per il sesto giorno consecutivo ha registrato più di 200 casi di contagioda coronavirus; in Australia lo Stato di Victoria, il secondo più popoloso del Paese, ha registrato nelle ultime 24 ore 459 nuovi casi e un numero record di 10 decessi, il dato giornaliero più alto a livello nazionale. In totale, nello Stato si sono registrati 8.181 casi e 71 decessi, mentre nel vicino New South Wales, lo Stato australiano più popoloso, sono stati segnalati 14 nuovi casi, tutti collegati a un focolaio in un ristorante fuori Sydney.

In Israele scricchiola l’alleanza tra il premier Benjamin Netanyahu e il suo rivale di una volta Benny Gantz, stretta anche per dare una pronta risposta all’emergenza sanitaria: ma anche oggi, migliaia di persone sono scese in strada a Gerusalemme, Tel Aviv e altre città per protestare contro Netanyahu, del quale i manifestanti, infuriati anche per i processi per corruzione a carico del premier, chiedono le dimissioni proprio a causa della gestione della crisi.