Coronavirus: 170 morti e 8mila contagi. In Cina Ikea e Starbucks chiusi. Un caso sospetto in Puglia

di redazione Blitz
Pubblicato il 30 Gennaio 2020 9:41 | Ultimo aggiornamento: 30 Gennaio 2020 9:41
Coronavirus: 170 morti e 8mila contagi. In Cina Ikea e Starbucks chiusi. Toyota ferma la produzione

Coronavirus: 170 morti e 8mila contagi (Foto Ansa)

ROMA  –  Aumentano le vittime da coronavirus: sono 170 i morti, quasi 8mila i contagi. Dati peggiori di quelli dell’infezione da Sars nel 2003. E i casi aumentano anche in Europa: ne sono stati registrati cinque in Francia, quattro in Germania e uno in Finlandia, mentre negli Emirati Arabi Uniti una famiglia cinese di ritorno dal Paese è risultata positiva. E in Italia è stata posta in isolamento una donna cinese residente in Salento con sintomi sospetti.

E mentre l’Oms ha convocato una nuova riunione d’emergenza per valutare l’allerta internazionale, in Cina circa 60 milioni di persone sono di fatto in quarantena dopo l’isolamento totale dell’area di Hubei, dove tutto è cominciato, e le restrizioni parziali in diverse altre città. Nel resto del Paese la maggior parte dei residenti, spaventati, diserta centri commerciali, cinema e ristoranti. E colossi stranieri del calibro di Ikea e Starbucks hanno deciso di chiudere la metà o tutti i loro negozi nel Paese, mentre anche Toyota ha fermato la produzione.

Anche negli altri Paesi si adottano le contromisure. Le compagnie aeree di bandiera britannica e tedesca British Airways e Lufthansa hanno sospeso tutti i collegamenti con la Cina, gli Stati Uniti valutano di imporre il blocco temporaneo per tutti i voli americani. E sono iniziati i rimpatri degli stranieri. I primi 200 sono sbarcati a Tokyo con un volo charter partito da Wuhan. Non hanno sintomi, ma resteranno a casa per 2 settimane. Anche 200 americani, incluso personale del consolato, sono arrivati in California e saranno tenuti in isolamento a tempo indeterminato. Australia, India, Corea del Sud e Regno Unito si preparano.

Gli europei che vorrebbero lasciare la Cina sono circa 600. L’Italia sta lavorando per inviare un aereo a Wuhan operato dal Comando Operativo di Vertice Interforze con personale medico specializzato a bordo. Circa sessanta connazionali vogliono partire, 3-4 pensano di restare in Cina. Al loro rientro, stimato in 48-72 ore, l’ipotesi più accreditata per motivi logistici è che trascorrano i 14 giorni di ‘sorveglianza’ sanitaria in una struttura militare.

Sul fronte dei contagi, in Italia tutti i casi sospetti si sono rivelati negativi ai test e il ministro della Salute Roberto Speranza ha invitato a non “fare allarmismo”, pur ammettendo che la situazione è “molto seria”.  (Fonte: Ansa)