Coronavirus, ci mancava la setta (para cristiana) del curarsi è peccato

di Riccardo Galli
Pubblicato il 5 Marzo 2020 10:27 | Ultimo aggiornamento: 5 Marzo 2020 10:27
Coronavirus, ci mancava la setta (para cristiana) del curarsi è peccato in Corea del Sud

Coronavirus, ci mancava la setta (para cristiana) del curarsi è peccato (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Coronavirus, ci mancava la setta para cristiana del curarsi è peccato…Sì, c’è anche quella, è viva e lotta insieme a coronavirus per mandare umani all’ospedale e magari anche nella tomba. La setta, ma loro si chiamano Chiesa, abita prevalentemente in Corea del Sud ed è lì che ha fatto volontario disastro. E’ in Corea del Sud che la Chiesa di Gesù del Tabernacolo della Testimonianza (non sono tenuti nei nomi, cognomi e aggettivi del culto, forse perché in coreano si chiamano più sbrigativamente Shincheonji) ha fatto scientemente missione di untore. La metà dei cinquemila contagi in Corea del Sud li hanno prodotti loro, quelli della Chiesa del Gesù, etc etc…

E lo hanno fatto, va ribadito, volontariamente. In nome della fede, ovviamente. Lo hanno fatto in Corea del Sud ma non è da escludere missionari del coronavirus abbiano o stiano operando anche altrove: piccole pattuglie di fedeli del Tabernacolo e Testimonianza si registrano in una ventina di paesi, un censimento non c’è ma si stima i fedeli siano circa trecentomila, la gran parte in Corea del Sud ma , purtroppo, non solo.

Cosa hanno fatto i vertici, insomma il clero, e i fedeli della Chiesa Tabernacolo e Testimonianza? Hanno interpretato il coronavirus come creatura della divinità e quindi ne hanno dedotto che curarsi, andar contro creatura della divinità, è peccato. Concetto che appare a prima vista inconcepibile. Attenzione però, l’idea che curarsi significa andare contro la volontà della divinità è antica e diffusa in vari tempi e forme del fervore religioso. Ha una sua razionalità interna: se questa vita è nulla al confronto della vita vera, quella dopo la morte, difenderla ha poca o relativa importanza e può essere atto di orgoglio presuntuoso contro il disegno divino.

Ci sono nei millenni, nella storia e in ogni continente e latitudine pulsioni di morte vestite di religiosità. Ci sono ancora, vivono tra noi e, quando possono, lottano con il coronavirus. Quelli della Chiesa di Gesù e del Tempio in Corea del Sud hanno scientemente nascosto i casi di coronavirus tra i loro fedeli. L’indicazione è stata di continuare a frequentare persone, di tacere e di tenersi per mano scambiandosi il respiro nelle funzioni e nei riti. 

Le autorità sanitarie della Corea del Sud hanno ricostruito con orrore e stupore la catena del contagio: c’erano in Corea del Sud 30 casi e tutto era predisposto e funzionante per l’isolamento e il contenimento del contagio. Ma il paziente numero 31, una donna della setta curarsi è peccato, si è volutamente nascosta, sottratta e ha acceso quante più micce di contagio poteva. Coronavirus, anche lui ha avuto i suoi santi, non in paradiso ma qui sulla Terra, vestiti e travestiti da uomini e donne timorati di dio.