Coronavirus, il caldo estivo fermerà la diffusione? Il confronto con Sars e Mers

di Caterina Galloni
Pubblicato il 29 Marzo 2020 5:55 | Ultimo aggiornamento: 28 Marzo 2020 13:05
Coronavirus, il caldo estivo fermerà la diffusione? Il confronto con Sars e Mers

Coronavirus, il caldo estivo fermerà la diffusione? Il confronto con Sars e Mers (Foto Ansa)

ROMA – Le temperature più calde di primavera ed estate, placheranno la diffusione del Coronavirus? Gli scienziati sostengono che è troppo presto per sapere come si comporterà Sars-CoV-2 nei periodi più caldi.

I virus che causano influenza o raffreddori, scrive National Geographic, tendono a diminuire nei mesi più caldi perché questi tipi di virus hanno quella che gli scienziati chiamano “stagionalità”. Ma è altamente incerto che Sars-CoV-2 si comporterà in modo analogo.

I virologi che stanno attualmente studiando l’infezione sostengono che è presto per prevedere in che modo il virus risponderà ai cambiamenti climatici. “Speriamo mostri la stagionalità, ma è difficile da capire”, afferma Stuart Weston dell’University of Maryland School of Medicine, dove il virus viene studiato alacremente.

E hanno ragione a essere cauti, osserva la Bbc: Sars-CoV-2 è troppo nuovo per avere dati certi su come i casi cambieranno con le stagioni. La ricerca sul perché alcuni virus siano stagionali è stata in gran parte incentrata su quelli che causano l’influenza, per lungo tempo associata ai mesi invernali. La “stagione influenzale” dura generalmente da ottobre ad aprile o marzo. Gli scienziati sul motivo hanno una serie di teorie.

Alcuni sostengono che per sfuggire al freddo, le persone si raggruppano all’interno degli edifici, dove la trasmissione da uomo a uomo diventa più probabile. Per capire perché le latitudini settentrionali vedono un aumento nei casi di influenza durante l’inverno, i ricercatori hanno esaminato come il virus si diffonde a diversi livelli di temperatura e umidità.

E ricerche relativamente recenti indicano che l’aria secca e fredda può aiutare i virus a rimanere nell’aria o a spostarsi più lontano man mano che vengono trasportati dal vento. Ian Lipkin, direttore del Columbia University’s Center for Infection and Immunity, ha studiato il coronavirus e sostiene che la luce solare, meno presente in inverno, può aiutare ad abbattere i virus trasmessi alle superfici.

La luce a ultravioletti spezza l’acido nucleico. Quasi sterilizza le superfici. E’ così efficace nell’uccidere batteri e virus che viene spesso utilizzata negli ospedali per sterilizzare le attrezzature. Sebbene il coronavirus e l’influenza siano entrambe infezioni respiratorie, non si sa abbastanza su Sars-CoV-2 per prevedere se seguirà gli stessi schemi stagionali.

Per comprendere meglio questa epidemia, gli scienziati stanno esaminando focolai analoghi a Sars e Mers. La Sars, che ha iniziato la diffusione alla fine del 2002, condivide quasi il 90 percento del Dna con l’attuale virus.

L’epidemia Sars è iniziata a novembre ed è durata fino a luglio, il che indica solo la stagionalità, afferma Weston, e il contenimento potrebbe essere derivato da un intervento precoce. In altre parole, è scomparso con un clima più caldo o gli sforzi delle cure e della prevenzione hanno semplicemente funzionato?

Mers è iniziato nel settembre 2012 in Arabia Saudita, dove le temperature sono generalmente elevate. A differenza della Sars, non è mai stato completamente contenuto e vengono occasionalmente segnalati nuovi casi. Anche il coronavirus ha iniziato a diffondersi in Medio Oriente, in particolare in Iran e negli Emirati Arabi Uniti. “Ma per Mers non vediamo molte prove della stagionalità”, afferma Weston.

Non è chiaro se Sars e Mers siano davvero stagionali o se questo virus imiterà la Sars. Weston afferma che il loro laboratorio è focalizzato sullo sviluppo di cure e vaccini per il virus che, avverte, probabilmente non sarà disponibile prima di uno più anni.

Secondo quanto riporta la Bbc, ci sono alcuni indizi che Covid-19 possa eventualmente dar prova di stagionalità. La sua diffusione in tutto il mondo sembra indicare che privilegi le temperature fresche e secche.

Miguel Araújo, che studia gli effetti del cambiamento ambientale sulla biodiversità presso il Museo Nazionale di Scienze Naturali di Madrid, sostiene che “Sars-Cov-2 si è rapidamente diffuso in tutto il mondo e i maggiori focolai si sono verificati principalmente in luoghi esposti a temperature fredde e secche”.

Uno studio dell’University of Maryland ha dimostrato che il virus si è diffuso maggiormente nelle città e nelle aree del mondo in cui le temperature medie erano intorno ai 5-11° C  e l’umidità dell’aria era bassa.

Fonte: National Geographic e BBC