Coronavirus, negli Usa i decessi sono 20.110. Superata l’Italia

di redazione Blitz
Pubblicato il 11 Aprile 2020 21:39 | Ultimo aggiornamento: 11 Aprile 2020 22:38
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Coronavirus, negli Usa i decessi sono 20.110. Superata l’Italia (foto Ansa)

NEW YORK  – Gli Stati Uniti superano i 20.000 morti per coronavirus. I decessi sono 20.110. E’ quanto emerge dai calcoli del New York Times, che confermano il sorpasso dell’Italia da parte degli Usa, dove comunque il numero dei morti pro capite resta inferiore a quello italiano.

 “In Italia il virus ha ucciso 19.468 persone, circa 32 ogni 100.000. Negli Stati Uniti il numero di morti ogni 100.000 abitanti è di sei”, osserva il New York Times.

Coronavirus, New York Times: “Allarmi inascoltati dietro il fallimento di Trump”.

E sempre il New York Times accusa Trump di non aver ascoltato diversi appelli sul coronavirus lanciati prima che l’epidemia esplodesse. Il primo allarme serio risale al 28 gennaio, una settimana dopo il primo caso di coronavirus negli Stati Uniti e sei settimana prima che Donald Trump agisse.

L’allarme è rimasto inascoltato alla Casa Bianca, così come sono stati minimizzati quelli simili giunti nei giorni successivi e lanciati da vari esponenti dell’amministrazione.

Il New York Times nota come alla fine di gennaio il presidente e i suoi collaboratori più stretti erano ancora alle prese con l’impeachment. E così gli allarmi sul coronavirus sono caduti nel vuoto, visti con sospetto e disprezzo nei confronti di quel ‘Deep State’ che combatte contro Trump da quando è stato eletto.

A complicare la risposta del presidente c’era poi la guerra commerciale con la Cina, che stava consumando l’amministrazione intenzionata a non fare passi falsi e mandare all’aria mesi di trattative per quello che stava accadendo a Wuhan. Eppure Trump e i suoi collaboratori sarebbero stati in grado di prevedere e agire.

L’ufficio responsabile delle pandemie del Consiglio per la Sicurezza Nazionale era stato messo in guardia agli inizi di gennaio. Il 29 gennaio è invece la data del documento firmato da Peter Navarro, il falco consigliere commerciale di Trump, che nel dettaglio descriveva i potenziali rischi di una pandemia del coronavirus.

Il giorno seguente, il 30 gennaio, era stata la volta del ministro della sanità Alex Azar di lanciare l’allarme direttamente al presidente. Nella terza settimana di febbraio gli esperti americani avevano avvertito Trump sulla necessità di mettere in guardia gli americani sui rischi e di farli stare in casa. Trump però ha deciso di agire solo alla fine di marzo e da allora ha “riscritto” la storia diverse volte, puntando il dito prima contro la Cina poi sui suoi uomini che non l’avevano messo adeguatamente in guardia (fonte: Ansa).