Coronavirus, Usa accusano due hacker cinesi: “Furto di segreti alle società che lavorano al vaccino”

di redazione Blitz
Pubblicato il 22 Luglio 2020 12:48 | Ultimo aggiornamento: 22 Luglio 2020 12:48
Gli Usa accusano hacker cinesi di furto di segreti sul vaccino anti coronavirus

Coronavirus, Usa accusano due hacker cinesi: “Furto di segreti alle società che lavorano al vaccino” (Foto Ansa)

Gli Stati Uniti hanno accusato due hacker cinesi di furto di segreti commerciali alle società che stanno lavorando al vaccino per il coronavirus. 

Secondo il Dipartimento di Giustizia Usa, gli hacker cinesi avrebbero puntato ad aziende presenti in undici Paesi al lavoro per un vaccino contro il Covid-19 o coronavirus.

Già la scorsa settimana l’allarme il National Cyber Security Centre di Londra (Ncsc) e le agenzie d’intelligence alleate statunitense (Nsa) e canadese avevano lanciato un allarme simile.

Una dichiarazione nella quale si parlava del tentativo della Cina di carpire segreti sui prototipi di vaccino anti coronavirus attraverso un gruppo di hacker ribattezzati ‘APT29‘ e noti fin dal 2014 ai servizi occidentali anche con i nomi di ‘Dukes’ o ‘Cozy Bears’.

I due presunti hacker cinesi

I due pirati informatici cinesi ora individuati dal Dipartimento di Giustizia americano sono Li Xiaoyu, 34 anni, e Dong Jiazhi, 33 anni. L’ipotesi è che stessero portando avanti una campagna di hackeraggio da oltre dieci anni. Rischiano oltre 40 anni di carcere.

I Paesi a cui avrebbero rubato dati e informazioni sul vaccino sono Australia, Belgio, Germania, Giappone, Lituania, Olanda, Spagna, Corea del Sud, Svezia e Regno Unito.

Tra gli obiettivi presi di mira negli anni aziende hi-tech, software di giochi online, industrie per la produzione dell’energia solare, aziende farmaceutiche e della difesa.

“La Cina ha ormai preso il posto accanto a Russia, Iran e Corea del Nord nel vergognoso club dei Paesi che forniscono un porto sicuro ai cyber criminali in cambio di informazioni”, ha accusato il procuratore generale per la sicurezza nazionale John Demers.  

La replica di Pechino: “Calunnie”

Pechino ha intimato agli Stati Uniti di smetterla con le accuse di hackeraggio. Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, ha definito le accuse “calunnie”. 

“Il governo cinese è convinto difensore della sicurezza informatica e si è sempre opposto, reprimendo gli attacchi e la criminalità informatica in tutte le forme”, ha commentato il portavoce del ministero degli Esteri. Gli Usa devono “smettere immediatamente di diffamare la Cina”. 

I due accusati, Li Xiaoyu e Dong Jiazhi, lavoravano secondo gli Usa da oltre un decennio nello spionaggio informatico e nel furto di segreti commerciali e di altro tipo. 

Gli Usa chiudono il consolato della Cina a Houston

Intanto gli Stati Uniti hanno chiesto alla Cina di chiudere entro il 24 luglio il consolato cinese di Houston. Una decisione che si lega alla “necessità di difendere la proprietà intellettuale e le informazioni private americane”. Lo scrive il Dipartimento di Stato in una nota, mettendo in guardia che gli “Stati Uniti non accetteranno le violazioni alla sua sovranità”.

Questo mentre il presidente Donald Trump “insiste su equità e reciprocità delle relazioni Usa-Cina”.

La Cina, dal canto suo, ha condannato “fermamente la mossa americana” e ha chiesto un ripensamento, pena una ritorsione dello stesso livello.

La chiusura unilaterale della sede consolare in un periodo di tempo così breve è una “escalation senza precedenti” delle azioni americane contro la Cina. “Sollecitiamo gli Stati Uniti a revocare immediatamente questa decisione sbagliata. Se dovessero insistere a percorrere questo sentiero deviato, la Cina reagirà con ferme contromisure”, ha aggiunto Wang.

Nella tarda serata di ieri i vigili del fuoco della città texana hanno ricevuto segnalazioni di un incendio nei pressi della sede consolare cinese. Alcuni testimoni hanno detto di avere visto documenti di carta bruciare al di fuori della struttura. (Fonti: Ansa, Agi)