Cinque cortei per l’estradizione di Battisti. Il legale dell’Italia fa ricorso contro il rilascio

Pubblicato il 4 Gennaio 2011 17:20 | Ultimo aggiornamento: 4 Gennaio 2011 21:14

Un momento del corteo a Milano

Cinque cortei in tutto, organizzati da partiti di destra e sinistra, ma rigorosamente separati, anche se negli stessi luoghi. Il caso Battisti divide la politica e la piazza, anche quando tutti i movimenti sembrano uniti a chiedere l’estradizione dell’ex terrorista.

A Roma, davanti all’ambasciata del Brasile di Piazza Navona, sono arrivati esponenti e manifestanti del Pdl, del Movimento per l’Italia di Daniela Santanchè, dell’Udc ma anche il Pd e l’Idv. In questo “minestrone” di facce e partiti c’è stato spazio anche per qualche contestazione: Antonio Di Pietro, è stato interrotto durante il suo intervento da un piccolo gruppo di manifestanti che gli hanno urlato: ”Terrorista sei te, buffone”.

Sempre a Roma sono comparsi alcuni manifesti a favore della scarcerazione dell’ex terrorista italiano. ”Battisti libero”, è scritto in giallo sui manifesti con accanto un primo piano in bianco e nero dell’ex membro dei Proletari Armati per il Comunismo. I manifesti portano, come firma, la sigla ‘Militant’ e raffigurano anche un volantino di rivendicazione di un attentato, con sotto la scritta ”liberiamo gli anni ’70”.

Uno dei primi ad individuarli è stato Potito Perruggini Ciotta, nipote del brigadiere Giuseppe Ciotta, ucciso dal movimento Prima Linea a Torino negli anni Settanta. ”Ho chiesto alla polizia di rimuovere immediatamente i manifesti e sarebbe il caso di identificare i responsabili di questa squallida provocazione che inasprisce inutilmente gli animi”, ha spiegato Ciotta che ha contribuito all’organizzazione del sit-in creando appositamente un gruppo su facebook per invitare alla partecipazione alla protesta. ”Fino ad ora hanno aderito al gruppo circa 4500 persone”, ha aggiunto il nipote di una delle vittime del terrorismo.

Per l’estradizione di Battisti è stato organizzato un altro corteo, stavolta a Milano, davanti al consolato, organizzato dalla Lega. Dalle prime notizie sembra che a scendere in piazza siano complessivamente poche centinaia di persone.

Mentre sfilano i cortei, il legale del nostro Paese ha presentato un ricorso all’Alta Corte brasiliana contro il rilascio di Cesare Battisti. ”Nei prossimi giorni presenteremo un altro ricorso per spiegare perché”, dopo il ‘no’ all’estradizione di Battisti annunciata giorni fa dall’ex presidente Lula, ”il governo del Brasile ha violato il trattato” bilaterale di estradizione in vigore tra i due paesi, ha spiegato l’avvocato Nabor Bulhoes.

Della questione Battisti, nella tarda mattinata di martedì, si è occupato anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Prima la precisazione: “Questa vicenda non riguarda i buoni rapporti che abbiamo con il Brasile ma un caso di giustizia per cui i nostri rapporti con quel Paese non cambieranno a causa di questa situazione”. Poi il premier, dopo aver incontrato Alberto Torregiani, (figlio di Pielurigi ucciso proprio da Battisti) aggiunge: “Mi sono radicato nell’idea che Battisti ha rivestito di ideologia politica una sua realtà di criminale vero”. L’estradizione, secondo il premier, ”non è un fatto di vendetta vogliamo si affermi la giustizia che ogni volta che è lesa riguarda tutti”.

”Maggiore fermezza e determinazione e se ce ne sarà il bisogno, useremo il pugno duro”. E’ questa la promessa fatta dal premier, Silvio Berlusconi, ad Alberto Torregiani una delle vittime dei Proletari Armati per il Comunismo dove militava Cesare Battisti. Lo ha affermato lo stesso Torregiani ai cronisti a Piazza Navona.

Controcorrente l’opinione del coordinatore di Sinistra Ecologia e Libertà, Claudio Fava: ”Scendere in piazza oggi mi sembra una cosa un po’ patetica. Se al posto di Lula ci fosse stato Sarkozy non credo che ci saremmo ritrovati con i sit-in e le manifestazioni davanti alle ambasciate’.

La richiesta di estradizione, spiega Fava è ”legittima”; però, aggiunge, ” c’è un problema che riguarda il tempo trascorso: è giusto eseguire una pena 25 anni dopo i fatti commessi?”. Per l’esponente di Sel per tutti i reati, ”quando passa tutto questo tempo bisognerebbe riflettere sulla sospensione della pena. Varrebbe lo stesso discorso anche per un mafioso”.