Bob Woodward, il libro del giornalista del Watergate che fa tremare Trump

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 settembre 2018 6:53 | Ultimo aggiornamento: 7 settembre 2018 19:18
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Bob Woodward, il libro del giornalista del Watergate che fa tremare Trump

ROMA – “Fear”, il libro sulla Casa Bianca di Trump scritto da Bob Woodward, il famoso giornalista del caso Watergate, sta facendo discutere gli Usa e ha provocato subbuglio tra i politici americani. Nonostante le smentite del presidente e di alcuni personaggi coinvolti, sulla Casa Bianca si è abbattuto un ciclone.

Woodward racconta di collaboratori che avrebbero sottratto dei documenti dalla scrivania del Presidente nel timore che li leggesse o li firmasse, lo hanno considerato una minaccia per la sicurezza nazionale, scrive l’Independent.

Nel libro, che è l’ultimo di una serie di pubblicazioni in cui il giornalista descrive la tumultuosa e caotica gestione di Trump, la Casa Bianca sarebbe alla deriva, un posto dove i collaboratori sono costretti a contenere la sua impulsività, alcuni ex dipendenti ne parlano come poco interessato agli affari esteri e inconsapevole di come funzioni un governo, secondo quanto riportato dal Washington Post che ha anticpato alcuni dei passaggi più incredibili.

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Un esempio descritto nel libro è una riunione della sicurezza nazionale del 19 gennaio: Trump chiedeva perché gli Stati Uniti mantenessero una presenza militare così massiccia nella penisola coreana che comportava un’ingente spesa, e perché portassero avanti l’operazione di intelligence che consente di rilevare in pochi secondi i lanci missilistici nordcoreani.

“Lo stiamo facendo per prevenire la terza guerra mondiale”, aveva risposto il segretario alla Difesa Jim Mattis.
Subito dopo la riunione, Mattis aveva commentato che il comportamento, e la capacità di comprensione di Trump, erano quelle di un “ragazzino di 11 o 12 anni”.

Secondo quanto scritto da Woodward, altri ex collaboratori hanno lasciato la Casa Bianca mossi dall’esasperazione. Gary Chon, ad esempio, ex capo consigliere economico di Trump, tentò di limitare l’isolazionismo economico e in un caso tolse dalla scrivania del presidente un documento che il presidente voleva firmare, in cui gli Stati Uniti si ritiravano da un importante accordo commerciale con la Corea del Sud.

Sempre Cohn, ha fatto una mossa analoga quando Trump voleva ritirarsi dal NAFTA, l’importante accordo commerciale con il Canada, e lo staff temeva potesse innescare una crisi politica ed economica. Cohn disse:”Posso fermarlo. Toglierò semplicemente il foglio dalla sua scrivania”.