Da studente a terrorista, la famiglia scopre che è morto da un video

Pubblicato il 24 Marzo 2010 12:30 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2010 15:13

Mohammed Elmi Ibrahim, il ragazzo scomparso

Si chiamava Mohammed Elmi Ibrahim, aveva vent’anni e studiava inglese all’università di Toronto. Era un buon musulmano, frequentava la moschea e aveva compiuto il pellegrinaggio alla Mecca. Ora sotto casa di Mohammed, o Ahmed, come lo chiamavano, ci sono le macchine dei parenti in lutto, e i giornalisti vengono respinti.

Ahmed, lo dice un video, è morto in Somalia, dove si era unito alla guerriglia islamica che combatte il governo di transizione. Da quel viaggio alla Mecca non era più tornato, ed i genitori avevano avuto sue notizie solo da una telefonata in cui diceva di trovarsi a Chisimaio, nel paese africano.

Chisimaio è un porto del corno d’Africa controllato dal movimento di al-Shabaab, organizzazione sospettata di legami con al-Qaeda. Recentemente è stata aggiunta all’elenco dei movimenti terroristici tanto in Canada quanto negli Stati Uniti, perché accusata di reclutare per la guerriglia giovani nordamericani di origine somala. Come Ahmed, e come altri cinque ragazzi scomparsi da Toronto nello stesso periodo. Alcuni avevano fatto sapere ai familiari che non sarebbero tornati. Poi, più niente, per due anni.

Almeno fino a quando il video di Ahmed non è comparso su Youtube. È stato girato in Arabia Saudita, e mostra il ragazzo somalo-canadese che parla dell’importanza storica del luogo. Il messaggio che lo accompagna, però, dice che è stato ucciso “in battaglia”. Impossibile sapere dove e quando. Il ragazzo “ha raggiunto la sua meta”, dice il testo, prima di invitare altri giovani ad unirsi ai “coraggiosi mujahiddin” di Al-Shabaab e proseguire con l’ormai solita, delirante retorica dei messaggi del terrore.

Nessuna fonte ufficiale ha voluto confermare la morte dell’ex-studente di Toronto, ma la famiglia non ha dubbi, ed è in lutto. “Sono devastati, non avrebbero mai pensato che si sarebbe arrivati a questo” –ha detto il responsabile della moschea che Ahmed frequentava- “Avevano grandi speranze per lui”, ha aggiunto. E invece ora piangono un figlio di cui non riavranno neanche il corpo, rimasto da qualche parte nei pressi di Chisimaio, Somalia.

*Scuola di giornalismo Luiss