Datagate. Facebook, Google, Apple e gli altri: “Server sicuri, dati protetti”

Pubblicato il 9 Giugno 2013 9:01 | Ultimo aggiornamento: 9 Giugno 2013 9:02
Datagate. Facebook, Google, Apple e gli altri: "Server sicuri, dati protetti"

Datagate. Facebook, Google, Apple e gli altri: “Server sicuri, dati protetti”

NEW YORK – Facebook, Google, Yahoo ed Apple non ci stanno a finire nella bufera del “datagate” negli Stati Uniti.  Per questo motivo i giganti tecnologici americani si sono affrettati l’8 giugno a diramare una serie di comunicati in cui negano che il governo americano sia mai entrato nei loro server.  E’ il New York Times a svelare il contrario: malgrado le smentite ufficiali, i big della Silicon Valley di fatto aderirono al ‘Prism‘, il controverso programma portato avanti dalla Cia e dalla Nsa. L’unica a rifiutare la sigla dell’accordo, e forse realmente non coinvolta nel datagate, sarebbe stata Twitter.

Intanto The Guardian rivela che quasi tre miliardi di informazioni da computer sono state raccolte negli Stati Uniti solo nel marzo 2013. In contraddizione cioè con le garanzie fornite dal numero uno dell’intelligence Usa, James Clapper, tornato ad attaccare di nuovo la stampa che ha fatto ‘‘rivelazioni irresponsabili”, perché il programma mira a ”garantire la sicurezza degli americani”.

Nella hit parade dei paesi più sorvegliati spiccano Iran (14 miliardi), Pakistan (13,5 miliardi) e a sorpresa Giordania (12,7), oltre a Egitto (7,6) e India (6,3). E c’è anche la Germania nel sistema Boundless Informant, Informatore Illimitato. Secondo il New York Times, a più riprese gli uomini della National Security Agency (Nsa) ebbero incontri riservati con i vertici delle grandi aziende tecnologiche per stabilire quale fosse il sistema più efficiente e sicuro per collaborare e condividere questa mole impressionante di dati. Perfino Martin E. Dempsey, capo di stato maggiore della Difesa, sarebbe coinvolto.

Le storie raccontate dalla stampa americana parlano di veri e propri negoziati tra gli uomini della Nsa e i grandi gruppi come Google, Facebook, Aol e Apple. Del resto la legge era dalla parte del governo: la loro richiesta dei dati è autorizzata dal controverso Foreign Intelligence Surveillance Act. Ma al di là delle nuove rivelazioni, Mark Zuckerberg ha difeso il suo social network direttamente dalla bacheca di Facebook da quelle che ha definito informazioni ”oltraggiose”: “Facebook non fa parte e non ha mai fatto parte di alcun programma per fornire al governo Usa o ad altri governi accesso diretto ai nostri server, e mai abbiamo ricevuto alcuna richiesta o ordine giudiziario di fornire informazioni”.

Zukerberg ha poi aggiunto: “Fino a ieri, non avevamo neanche  bufera del “datagate” negli Stati Uniti“: “Quando un governo ci chiede i dati, noi controlliamo attentamente ogni domanda, per essere certi che segua le corrette procedure e le leggi”, afferma ancora, assicurando agli iscritti di Facebook: ”Continueremo a combattere aggressivamente per tenere le vostre informazioni al sicuro”.

Anche Google, con un comunicato molto simile postato su internet, ha smentito qualsiasi coinvolgimento nel programma di controllo. I dirigenti del gigante di Mountain View hanno fatto sapere che ”qualsiasi affermazione secondo la quale Google rivela informazioni sui propri utenti su così  larga scala è completamente falsa”: ”Forniamo i dati degli utenti solo se le richieste sono conformi alla legge. Quando un governo ci chiede tali informazioni, il nostro team legale esamina attentamente ogni domanda, e spesso le respinge se non seguono le corrette procedure o sono troppo ampie”, spiegano i vertici di Google.

Stessa tesi è sostenuta anche da altre aziende come Microsoft, Aol, Yahoo e Apple. Il timore di tutti, ovviamente, è che la gente cominci a diffidare di tutte le piattaforme, scatenando una vera e propria ‘fuga’ dalla rete per sottrarsi all’onnipresente vigilanza del Grande Fratello.