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Datagate. Per Greenwald e Assange riforma Obama è solo fumo

Julian Assange

Julian Assange

USA, WASHINGON -Barack Obama non convince il fronte di chi da mesi lo combatte apertamente denunciando gli abusi dell’intelligence americana. Non parla per ora Edward Snowden, la talpa che con le sue rivelazioni ha innescato lo scandalo del Datagate. Pare che dira’ la sua la settimana prossima. Intanto, a caldo, ci hanno pensato Julian Assange e Glenn Greenwald a bocciare senza mezzi termini la riforma della National Security Agency, avanzata dal presidente. Com’era prevedibile, critico anche Rand Paul, senatore repubblicano molto vicino ai Tea Party, secondo cui il programma di sorveglianza ”rimane anticostituzionale”.

Il cronista che sul Guardian pubblico’ le prime rivelazioni dello scandalo non aspetta nemmeno di ascoltare il ‘Commander in Chief’ per dire che la sua mossa e’ ”un roba da pubbliche relazioni”, una banale operazione d’immagine. Basandosi solo sulle anticipazioni delle modifiche volute da Obama al sistema di raccolta e gestione dei dati, Greenwald sostiene che unico obiettivo della Casa Bianca e’ quello di ” di calmare il pubblico e far credere che c’e’ una riforma quando in realta’ non cambia nulla”.

Altrettanto duro, Julian Assange, il fondatore di Wikileaks. ”Obama non ha detto nulla”, attacca alla Cnn, in collegamento diretto dal suo ‘esilio’ nell’ambasciata ecuadoriana a Londra. ”E’ imbarazzante – aggiunge – vedere un presidente degli Stati Uniti parlare per 45 minuti per non dire nulla. Ha detto che non c’e’ stato alcun abuso della Nsa, ma questo e’ falso. E poi – prosegue – sono convinto che non avrebbe fatto nulla se non ci fossero state le rivelazioni di Edward Snowden. E’ stato trascinato a questa piccola riforma a forza di calci e urla. E’ sempre stato molto riluttante a ogni tipo di riforma, e oggi abbiamo visto che si tratta di ben poca cosa”.

Che il presidente sia stato spinto a cambiare l’approccio alla sorveglianza dell’intelligence da Snowden in effetti lo pensano in molti, dentro e fuori dagli Stati Uniti. Tuttavia, Obama ha tenuto il punto, non ha ceduto di un centimetro a sostegno del lavoro dell’intelligence community. Anche nel duello a distanza con Snowden, ha volutamente evitato di spendere troppe parole. ”C’e’ un’inchiesta in corso, dunque non mi soffermo sulle sue azioni o le sue motivazioni”.

Espressioni di basso profilo che ricordano quando, mesi fa, sott’accusa da una feroce tempesta mediatica, Obama disse serafico: ”Non faro’ certo decollare un caccia militare per intercettare un hacker di 29 anni”. Ma anche nel merito, il presidente americano insiste sul punto centrale, accusando indirettamente il contractor riparato a Mosca di aver messo in pericolo la sicurezza nazionale: ”E’ chiaro – recrimina – che con la fuga di notizie su dati riservati, gli Stati Uniti non potranno piu’ assicurare la sicurezza della gente”.

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