Diario dal gulag di Olga M. Ranitskaya: Il Diavoletto del Tempo

di redazione Blitz
Pubblicato il 17 gennaio 2018 7:06 | Ultimo aggiornamento: 16 gennaio 2018 21:04

Il diario di Olga M. Ranitskaya, un’eccezionale testimonianza dal gulag, è rimasto sepolto per circa 70 anni. Combinando disegni originali con raffinati distici in rima, più che un semplice diario è un romanzo grafico che ritrae le difficoltà psicofisiche di un omino stilizzato, “Il Diavoletto del Tempo”, alter ego dell’autrice, scrive il New York Times.

A rendere straordinario il diario è il fatto che la Ranitskaya lo abbia scritto durante la prigionia nel gulag, il sistema sovietico di campi di lavoro forzato in cui, al suo apice, Stalin rinchiuse milioni di persone dagli anni Trenta agli anni Cinquanta. I Gulag ispirarono famosi racconti letterari, come le opere di Aleksandr Solzhenitsyn e Varlam Shalamov, ma furono tutti scritti dopo la pubblicazione degli autori. Si ritiene che il diario della Ranitskaya sia l’unico scritto all’interno dei campi.

Zoya Eroshok, un’eminente giornalista russa, per scoprire l’identità completa, la storia e il destino dell’autrice del diario, sapeva solo il nome Olga, ha scavato per anni. Ora sarà esposto nella mostra “La prova: un libricino” che si terrà il prossimo 8 febbraio presso il Museo moscovita sulla storia dei gulag. Nei campi, essere scoperti con carta e penna era motivo sufficiente per essere giustiziati. Tenere un diario era “impossibile”, ha detto Irina S. Ostrovskaya, archivista senior del Memorial, l’organizzazione russa per i diritti civili fondata per realizzare un registro delle vittime della repressione sovietica.

Per due anni, la Ranitskaya ha scritto e disegnato 115 pagine, protagonista l’omino stilizzato in bianco e nero. Ha iniziato il diario nel 1941, la data scritta sulla prima pagina, mentre lavorava in una stazione meteorologica che serviva le attività agricole del vasto campo di lavoro Karlag in Kazakistan. Il diario narra le disavventure della vita nel campo sperimentate dalla figura stilizzata “Diavoletto del Tempo”; ogni pagina descrive un tema, come la fame o la paura, o illustra episodi specifici: dalla tragedia della perdita del cappotto, il clima era rigido, alla gioia di trovare una lupa da adottare come animale domestico.

Nel diario, Olga fa spesso riferimento alla letteratura russa, citando dei poeti, inclusi Pushkin e Lermontov, oltre i detti latini. Il titolo del diario, “Le opere e i giorni”, ricalca un poema epico del poeta greco Esiodo, del 700 a.C. circa, che parlava di corruzione, onestà e giustizia. Il Museo moscovita sulla storia dei gulag ha pubblicato un volume che include il diario, la riproduzione di articoli sulla sua scoperta, il resoconto dell’interrogatorio della Ranitskaya quando è stata arrestata e alcuni poesie scritte in seguito.

Nel febbraio 2009, la Eroshok, editrice fondatrice di Novaya Gazeta, un giornale liberale, ha ricevuto il diario da una donna che viveva in Siberia, portato fuori dal gulag dalla madre, nel 1946.
E così iniziò la ricerca: la Ranitskaya aveva dedicato il diario al figlio Sasha. Forse era ancora vivo? La prima pagina del diario mostrava la figura stilizzata seduta in cima a una stazione meteorologica a fissare i campi. Le parole suggerivano che l’omino desiderasse ardentemente la lontana Ucraina. Sasha viveva in Ucraina?

Un’altra pagina conteneva i nomi di sei dipendenti della stazione meteorologica. C’era solo una donna: Ranitskaya. In russo, un cognome rivela spesso il genere di una persona. Poteva essere Olga? si era chiesta la Eroshok. Scrisse agli archivi di 15 diverse agenzie di polizia segreta, tribunali e altre organizzazioni in Russia, Ucraina e Kazakistan, chiedendo informazioni su una Olga Ranitskaya. Gli archivi centrali risposero che non avevano informazioni. Frustrata, scrisse un articolo su Novaya Gazeta sulla sua ricerca e fu fortunata.

Vasily Khristoforov, allora a capo degli archivi riservati del F.S.B., o Servizio Federale di Sicurezza, agenzia successiva al KGB, si offrì di aiutarla: contattò diversi archivi di agenzie di sicurezza, tra cui una in Ucraina e ottenuto i documenti relativi all’interrogatorio della Ranitskaya dopo l’arresto. La Ranitskaya era un’ebrea ucraina nata a Kiev nel 1905 da due professionisti. Il cognome di famiglia era Rabinovich.. Sposò un funzionario del Partito Comunista ed ebbe un figlio, Sasha, nel 1925. Divorziò e sposò un altro funzionario di partito. Fu arrestata nel 1937, nel pieno delle Grandi Purghe staliniste, condannata a cinque anni in un gulag con l’accusa di spionaggio. Ne scontò invece nove. Il primo marito, anch’egli arrestato, fu giustiziato.

Mentre la madre era prigioniera nel gulag, Sasha rimase con la nonna. Nel 1942, a 16 anni, incapace di sopportare le provocazioni dei compagni di scuola sul fatto che la mamma era detenuta, si suicidò. La Ranitskaya, in esilio forzato come molti ex detenuti del gulag fino alla morte di Stalin nel 1953, successivamente lavorò in una clinica e scrisse un libro di poesie: Morì a Kiev nel 1988.

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