Pierre Piccinin, l’altro sequestrato in Siria: “Il gas l’hanno usato i ribelli”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 settembre 2013 13:46 | Ultimo aggiornamento: 9 settembre 2013 17:42
"Domenico Quirico ha subito due finte esecuzioni": la rivelazione di Piccinin

Domenico Quirico all’aeroporto di Ciampino (Foto Lapresse)

BRUXELLES – Domenico Quirico ha subito due finte esecuzioni con una pistola” mentre era in Siria, nelle mani dei ribelli: lo ha rivelato Pierre Piccinin, lo storico belga che era con l’inviato della Stampa nei cinque mesi di prigionia. E ha anche affermato:  “E’ un dovere morale dirlo. Non è il governo di Bashar al-Assad ad avere utilizzato il gas sarin o un altro gas nella periferia di Damasco”.

Piccinin ha parlato con la radio belga Bel RTL e con il quotidiano belga Le Soir. Ha raccontato i momenti terribili vissuti dalla cattura a Qusayr, dove lui e Quirico erano arrivati il 6 aprile scorso. “Fummo catturati a Qusayr dall‘esercito ribelle, poi consegnati alla brigata Abu Ammar. Queste persone sono squilibrati, più banditi che islamisti, più o meno indottrinati dal movimento Al Farouk, uno dei principali gruppi ribelli che si è un po’ spaccato in questi ultimi tempi. Abbiamo tentato due volte la fuga. Poi la cattura e la punizione molto pesante”.

Piccinin ha descritto quei cinque mesi come “un’odissea terrificante attraverso tutta la Siria”. Ha parlato di “violenze fisiche molto dure” subite da lui e da Quirico durante la detenzione. “I gruppi che ci tenevano prigionieri erano molto violenti, molto anti-occidentali e islamici anti-cristiani. Ci trattavano come occidentali, con grande disprezzo. Certi giorni non ci hanno nemmeno dato da mangiare”.

“Fisicamente va, malgrado tutte le torture che abbiamo subito, Domenico ed io”, ha detto Piccinin, 40 anni, docente all’Ateneo Reale di Philippeville, nel Belgio meridionale. “A volte ci sono state violenze fisiche molto dure. Umiliazioni, bullismo, finte esecuzioni. Domenico ha subito due false esecuzioni con una pistola”.

Per i primi due mesi i ribelli li hanno tenuti prigionieri “nella totale segretezza. Ma quando l’assedio è diventato troppo duro hanno tentato una sortita riuscendo ad attraversare le linee governative, e ci hanno portato con loro”. Da quel momento, “è cominciata una lunga e terribile odissea attraverso la Siria, con marce forzate di giorno e di notte. Alla fine eravamo in una località vicino alla frontiera libanese, senza esserne consapevoli”.

“Io e Quirico abbiamo cercato di scappare due volte. Una volta, abbiamo approfittato del momento della preghiera e ci siamo impadroniti di due kalashnikov. Per due giorni abbiamo attraversato la campagna prima di ricadere nelle mani dei rapitori ed essere puniti molto seriamente per questo tentativo d’evasione. Sino all’ultimo non siamo stati sicuri della liberazione. Ci dicevano ‘fra una settimana sarete liberi’, ma non succedeva. Era un gioco crudele”.

“In assenza del sostegno dell’occidente i movimenti rivoluzionari sono stati gradualmente sostituti da cellule fondamentaliste islamiche, nelle quali sono confluiti anche gruppi marginali, delle bande di criminali. Tutto è degenerato, gli ideali sono caduti. Non volevano fare la rivoluzione, ma razziare le popolazione e trarne vantaggio”.

“A poco a poco abbiamo capito che vi erano delle trattative dietro le quinte che implicavano gli italiani. L’Italia ha una buona esperienza di queste situazioni. All’inizio di agosto ci hanno chiesto di fare un video (mai diffuso, ndr) per provare che eravamo in vita. Poi, verso il 23 agosto, ci hanno posto delle domande personali come il nome del mio gatto, un’idea di mia madre suggerita ai negoziatori italiani, in modo che i nostri rapitori potessero convincere quelli che negoziavano in Europa che eravamo effettivamente ancora in vita”.

Piccinin ha poi detto che non è stato l’esercito di Bahar al Assad ad usare il gas sarin. 

“E’ un dovere morale dirlo. Non è il governo di Bashar al-Assad ad avere utilizzato il gas sarin o un altro gas nella periferia di Damasco. Ne abbiamo la certezza perché abbiamo sorpreso una conversazione dei ribelli. Anche se mi costa dirlo perché dal maggio 2012 sostengo la giusta lotta della democrazia dell’esercito libero siriano. Per il momento, per una questione di etica, Domenico ed io siamo determinati a non fare uscire (i dettagli di) questa informazione. Quando la Stampa riterrà che è venuto il momento di dare dettagli su questa informazione, lo farò anch’io in Belgio”.