Domestiche filippine ridotte in schiavitù, presidente Duterte ferma gli espatri in Kuwait

di redazione Blitz
Pubblicato il 23 gennaio 2018 5:30 | Ultimo aggiornamento: 22 gennaio 2018 20:23
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Domestiche filippine ridotte in schiavitù, presidente Duterte ferma gli espatri in Kuwait

MANILA – L’ennesimo suicidio di una domestica filippina ha fatto infuriare il discusso presidente Rodrigo Duterte, noto per la sua campagna contro la droga condotta a suon di esecuzioni di spacciatori e tossicodipendenti (o presunti tali). Così il leader ha deciso di fermare gli espatri in Kuwait, il Paese in cui i connazionali sono 250mila su 4,2 milioni di abitanti.

Uno stop che costerà caro al Paese asiatico, visti i soldi che vengono inviati dai lavoratori filippini in Kuwait. Ma quattro donne morte in pochi giorni sono troppe anche per Duterte. Così il ministro del Lavoro, Silvestre Belo ha reso noto al governo del Kuwait di aver bloccato gli espatri fino a quando non saranno risolti i casi riguardanti la morte delle lavoratrici filippine.

 

Come già reso noto in passato da alcuni filmati che sono finiti sul web, le condizione di domestici e, soprattutto, domestiche straniere nei Paese arabi sono durissime. Questo perché i lavoratori sono ingaggiati con il sistema della “kafala”, spiega La Stampa, che prevede che il datore di lavoro paghi una cauzione come garanzia in caso di rimpatrio forzato ottenendo in cambio il passaporto del lavoratore e ritmi massacranti, fino a 20 ore di lavoro al giorno. E in alcuni casi non mancano le violenze, comprese quelle sessuali. Per questo ci sono donne che non riescono a sopportare tutto questo e si uccidono.

Oltretutto le condizioni delle lavoratrici stanno peggiorando anche a causa della crisi che sta colpendo il Paese a causa del calo del prezzo del petrolio. Il viceministro degli Esteri del Kuwait, Khaled al-Jarallah, si è detto “sorpreso e dispiaciuto” dalle parole del presidente filippino e ha promesso che ci sarà un’inchiesta giudiziaria.