Strangolava e poi violentava le sue vittime: ora è accusato di altri omicidi

Pubblicato il 1 Febbraio 2011 5:27 | Ultimo aggiornamento: 31 Gennaio 2011 11:58

NEW YORK – Un serial killer della California è stato incriminato, a distanza di anni, in più di un processo a New York. Anche se per il momento rimane in un carcere della California, Rodney Alcala verrà presto trasferito a New York dove si dovrà difendere dalle accuse di omicidio di Cornelia Crilley e Ellen Hover.

Alcala, 67 anni, l’anno scorso venne condannato per aver strangolato ed abusato sessualmente negli anni ’70 di quattro donne ed una dodicenne. Le accuse provenienti da New York aprono un nuovo e complesso capitolo di questa, a volte, intrigante saga dell’inseguimento coast to coast da parte delle autorità di Alcala, un uomo dal quoziente intellettivo superiore ai 160 punti nonché ex fotografo amatoriale e concorrente in cerca di amore in programmi televisivi.

Un arco di tempo lungo 30 anni durante i quali si è sottoposto a udienze e condanne ribaltate è culminato l’anno scorso in un processo dove si è autodifeso. “Crimini impuniti non vengono mai e poi mai dimenticati”, ha detto ad una conferenza stampa il procuratore distrettuale di Manhattan Cyrus R. Vance Jr: “Non ci diamo mai per vinti”. Contattata giovedì 27 gennaio,  la cugina di Hover, Sheila Weller, si è detta soddisfatta della notizia ma non ha voluto rilasciare ulteriori dichiarazioni.

Crilley e Hover avevano entrambe 23 anni e vivevano in un appartamento di Manhattan. Crilley lavorava per la Trans World Airlines. Hover,una neo laureata in biologia, stava cercando lavoro come analista finanziaria, ha rivelato un investigatore privato che all’epoca venne assoldato dalla sua famiglia. Suo padre, lo scrittore comico Herman Hover, era il proprietario di Ciro’s, un tempo  il luogo di ritrovo più famoso di Hollywood. Alcala era stato additato come uno dei possibili responsabili dell’omicidio di Hover già nel 1979.

I procuratori di Orange County, California, avevano già provato, senza successo, a porre l’attenzione sulla sua morte nel 1980 durante il processo ad Alcala per la morte della ragazza dodicenne. Spesso il suo nome veniva associato anche alla morte di Crilley. Dopo il verdetto contro Alcala dello scorso anno, le autorità pubblicarono oltre 100 foto di giovani donne e ragazze che trovarono custodite in uno dei suoi armadietti, e le autorità dissero che stavano vagliando la possibilità di legare Alcala ad altri casi di omicidio in altri stati, incluso New York.

Negli ultimi mesi, i procuratori di Orange County hanno collaborato alle cause di cui si stanno occupando le autorità di New York, come ha fatto sapere il procuratore distrettuale Matt Murphy. I funzionari della “Grande Mela” hanno detto che grazie alle nuove tecnologie, le informazioni e le prove raccolte durante gli anni li ha finalmente permesso di intentare una causa contro Alcala.

Durante l’ultimo anno hanno sentito più di cento testimoni. Nel 2003, gli investigatori che indagavano sull’uccisione di Crilley andarono in California con un mandato per interrogare Alcala e prendergli un’impronta dentale. Un dentista che eseguì una perizia durate il processo, in seguito scoprì che il morso impresso sul corpo di Crilley combaciava con l’impronta dentale di Alcala, secondo un ufficiale di polizia contattato dalla Associated Press e rimasto anonimo perché non autorizzato a rilasciare dichiarazioni.

Alcala inizialmente smenti di essere mai stato a New York, ma dopo che la polizia gli mostrò il mandato di arresto rispose: “Come mai ci avete messo così tanto?”, ha riferito il portavoce della Nypd, Paul Browne. Gli investigatori dei casi irrisolti della polizia di New York, durante le indagini hanno appreso che Alcala durante la sua permanenza a New York si faceva chiamare John Berger un nome rinvenuto anche nei dossier del caso “Hover”.

All’epoca l’investigatore privato assoldato dalla famiglia Hover disse che il giorno della scomparsa la figlia sarebbe uscita a cena con un fotografo dal nome simile, ha detto Browne. Non è inusuale, per un uomo accusato di diversi omicidi, essere messo in relazione a dei crimini che si dipanano su una vasta area geografica, ha detto Casey Jordan, un professore esperto di omicidi della Western Connecticut State University.

Un noto esempio è il caso di Ted Bundy che venne giustiziato per lo stupro e l’assassinio di una dodicenne in Florida, salvo poi confessare l’uccisione di altre 20 persone negli stati dello Utah, del Colorado, dell’Idaho e del Washington. In custodia sin dal suo arresto del 1979 avvenuto in California, Alcala è stato ritenuto colpevole e condannato a morte due volte negli anni ’80 per l’omicidio della ragazza dodicenne, ma i verdetti vennero poi sovvertiti in appello. Utilizzando dei campioni di Dna ed altre prove, i procuratori hanno ripresentato le accuse della morte della ragazza aggiungendo nel 2006 altre quattro accuse di omicidio.

L’anno scorso il suo processo è stato sia macabro che surreale. I procuratori lo dipinsero come un killer con una propensione alla tortura delle sue vittime: avrebbe stuprato una ragazza con un martello e avrebbe messo in posizioni “sessuali” molte delle sue vittime dopo averle uccise. Alcala, difendendosi da solo in aula, si è esibito in una difesa incoerente interrogando la madre di una delle sue vittime, cantando la canzone di Arlo Guthrie’s “Alice’s Restaurant” e mostrando una puntata di un programma televisivo di cui era protagonista.

L’annuncio della sua accusa cadde lo stesso giorno che le autorità della California informarono di aver riaperto il caso di un presunto serial killer in possesso di un malloppo di foto di sue possibili vittime.