Edward Snowden: una vita da spia fino alla rivelazione di Prism

di Francesco Montorsi
Pubblicato il 19 Giugno 2013 5:45 | Ultimo aggiornamento: 18 Giugno 2013 13:50
Edward Snowden: una vita da spia fino alla rivelazione di Prism

Edward Snowden (foto Lapresse)

NEW YORK – Edward Snowden, rivelando all’opinione pubblica mondiale l’esistenza di Prism, un imponente programma segreto di spionaggio informatico, ha dato vita ad uno dei più gravi scandali nella storia della sicurezza americana. Le conseguenze della soffiata sono del tutto imprevedibili, tanto sul futuro dell’attività di spionaggio americano che sulla vita di quello che è diventato il nemico pubblico numero uno, oggi rifugiato ad Hong Kong.

Nulla sembrava destinare Edward Snowden a diventare una spia al centro del sofisticato programma Prism. Il ventinovenne americano non possiede un diploma universitario, avendo lasciato gli studi durante il college. Nel 2003 si è arruolato nell’esercito, mosso dal desiderio di partire in Iraq per liberare – secondo le sue parole – «i cittadini oppressi», ma un incidente alle gambe non gli ha permesso di terminare l’allenamento. Il suo primo lavoro con la NSA – l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale – lo ha ottenuto, lavorando come agente di sicurezza in una delle strutture dell’NSA situata nell’Università del Maryland. Ha cominciato così un’impressionante ascesa. Nel 2007 è stato inviato a Ginevra con un falso incarico diplomatico. Qui si è occupato di sicurezza informatica e qui ha avuto accesso a molti segreti raccolti dall’agenzia.

Il ventinovenne americano godeva di un lavoro sicuro e di molti confort: tra cui un salario a sei cifre (200.000 dollari) ed una casa alle Hawaii. «Sono pronto a sacrificare tutto questo perché – ha detto ai giornali – non posso permettere agli Stati Uniti di distruggere la privacy, la libertà di internet e le libertà fondamentali in tutto il mondo a causa di questa imponente macchina di controllo che stanno costruendo segretamente». Il programma Prism, secondo Snowden, costituisce una «minaccia per la democrazia».

La denuncia di Snowden ha rivelato all’opinione pubblica dei fenomeni particolarmente inquietanti. Alcune delle più grandi compagnie di internet – inclusi Google, Facebook, Microsoft, Skype – sono state spiate per raccogliere dati di cittadini di tutto il mondo. In Gran Bretagna, lo scandalo ha avuto una piega inaspettata. Si è scoperto che il GHCQ – l’agenzia governativa che si occupa della sicurezza interna e dello spionaggio – ha compilato almeno 197 dossier informativi a partire da materiale dell’NSA raccolto col Prism. In questo modo, l’agenzia inglese ha potuto aggirare le leggi costituzionali britanniche che prevedono un mandato o un ordine di giustizia per poter spiare i cittadini.

Il caso Snowden ha rivelato anche il funzionamento, da alcuni giudicato distorto, dello spionaggio americano. Booz Allen, l’agenzia per cui lavorava Snowden, è diventata una delle più grandi e ricche d’America grazie ai suoi contratti col governo americano. Questa compagnia privata ha appena firmato un contratto col governo per i prossimi 5 anni, in cambio di 5,6 miliardi di dollari. Nella lotta al terrorismo e alle minacce informatiche, l’amministrazione Bush e quella Obama hanno fatto sempre più ricorso ad agenzie private. Moltissime informazioni sensibili per la sicurezza pubblicano passano oggi dalle mani di centinaia e migliaia di uomini che lavorano per lo stato ma all’interno di strutture private.

Se la denuncia di Snowden, come se lo augura forse il «whisteblower», porterà ad una revisione dei metodi di spionaggio è tutto da vedere. Come è tutto da vedere se il giovane americano riuscirà a sfuggire dalle mani del governo americano che ha già messo in moto la sua imponente organizzazione per portarlo davanti ad un tribunale con l’accusa di alto tradimento. Qualora venisse estradato e giudicato negli Stati Uniti, Snowden potrebbe incorrere una pena prossima all’ergastolo.

La legge di Hong Kong sulla libertà di espressione, spera l’ex tecnico della Cia, dovrebbe vietare l’estradizione. Resta il fatto che il paese asiatico ha firmato nel 1997 un accordo giuridico sugli Stati Uniti. Il diritto al rifiuto e le esenzioni di natura politica sono previsti dall’accordo ma non si può sapere se possano essere applicati nel caso di Snowden.