Egitto, attesa ‘grande manifestazione’. Morsi: “Io non me ne vado”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Giugno 2013 9:00 | Ultimo aggiornamento: 30 Giugno 2013 14:46

Egitto, scontri in piazza Taksin. Atteso corteo anti-Morsi, Usa pronti a intervenireIL CAIRO – Egitto, giorno di fibrillazione. Oggi è il giorno della “grande manifestazione” contro Morsi. Ci sono ben otto cortei contemporaneamente per chiedere le dimissioni di Morsi che però dice: “Non me ne vado”.

Sono già migliaia i manifestanti a piazza Tahrir, al Cairo, per la giornata di protesta indetta dal movimento ‘Tamarod’ (Ribelli) per chiedere le dimissioni del presidente Mohamed Morsi. Gli attivisti si riuniscono in diversi quartieri della città dove sono previste almeno 8 marce che poi confluiranno a piazza Tahrir.

Morsi: non me ne vado. “Ci possono essere dimostrazioni ma non si può mettere in discussione la legittimità costituzionale di un presidente eletto”. Così il presidente egiziano Mohamed Morsi, in una lunga intervista al britannico ‘The Guardian’, una delle rare concesse ad un media straniero, respinge la richieste dell’opposizione di dimettersi.

Il gran imam di al Azhar, Ahmed el Tayyeb, ha fatto appello ”a tutti gli egiziani di dare prova di moderazione ed evitare qualsiasi forma di violenza oggi”, nella giornata di proteste anti Morsi. ”E’ necessario fare prevalere l’interesse superiore della patria ed evitare atti che possono metterlo a rischio”, ha detto in una nota.

L’Egitto attende in un clima rovente la prova di forza dell’opposizione in piazza per chiedere le dimissioni di Morsi ad un anno dal suo insediamento. Dopo gli otto morti e le centinaia di feriti degli scontri, il Paese si prepara ad un nuovo round, ancora più duro. Mentre il movimento dei ribelli già canta vittoria annunciando di avere raccolto oltre 22 milioni di firme per le dimissioni di Morsi e chiede che siano tutti in piazza perché ”il regime è finito”, gli Usa guardano con crescente preoccupazione all’evolversi della situazione dopo l’uccisione ad Alessandria di un giovane studente americano.

Il presidente Usa Barack Obama dal Sudafrica ha espresso tutti i suoi timori, anche per le possibili ricadute sulla regione di una persistente instabilità nel piùpopoloso Paese del mondo arabo. In mattinata l’ambasciata Usa ha evacuato il personale non essenziale: una quarantina di persone e le loro famiglie sono decollate dall’aeroporto del Cairo dopo l’autorizzazione del Dipartimento di Stato a lasciare il Paese. Le misure di sicurezza attorno alla sede diplomatica Usa, che rimarrà chiusa domenica e lunedì, non sono state particolarmente rafforzate, malgrado l’Ambasciata sia già stata presa d’assalto lo scorso settembre quando venne diffuso su YouTube un film realizzato in America sulla vita di Maometto, giudicato blasfemo.

Washington ha comunque già avvertito che una forza di pronto intervento composta di circa 200 marines Usa nelle basi di Sigonella, in Sicilia, e di Moron, in Spagna, si tiene pronta a partire per l’Egitto se si rendesse necessario proteggere le sedi e gli interessi americani nel paese. Una notizia che potrebbe rafforzare la crescente diffidenza del movimenti anti Morsi contro gli Usa, considerati troppo schierati accanto ai Fratelli musulmani.

Nella conferenza stampa per annunciare la raccolta di oltre 22 milioni di firme per le dimissioni di Morsi – contro i circa 13 milioni che lo votarono primo presidente del Fratelli musulmani – il portavoce del movimento Tamarod dei ribelli, Mahmud Badr, ha affermato che gli atti di violenza ”commessi dai Fratelli musulmani sono un atto di intimidazione”.

”Ma il messaggio del popolo egiziano è chiaro: non temiamo il vostro terrorismo” e se i vertici dei fratelli e della Jamaa Islamiya ”trovano il sostegno dell’ambasciatrice Usa, domani lo diremo a tutti”, ha detto.