Egitto, eritrei rapiti: i predoni li uccidono ma Il Cairo nega

Pubblicato il 11 Dicembre 2010 22:08 | Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre 2010 22:13

Sebbene il Cairo continui quasi a negare l’esistenza del loro caso, è giunta oggi una dettagliata conferma che i predoni del deserto del Sinai stanno uccidendo alcuni dei circa 250 ostaggi eritrei tenuti da oltre un mese sotto sequestro in condizioni disumane per estorcere un riscatto. Si tratta del gruppo di profughi per i quali si sono mobilitati ong cattoliche, il governo italiano, numerosi parlamentari e perfino papa Benedetto XVI.

Due di loro, ha riferito don Mosé Zerai, il sacerdote che tiene i contatti con i rapiti, sono stati uccisi: sono, ha precisato, “due diaconi ortodossi”, accusati dai trafficanti di aver lanciato l’allarme. Il numero delle vittime dovrebbe dunque essere salito ad almeno otto: come considerato per certo la settimana scorsa, nei giorni precedenti erano già stati uccisi sei rapiti e sembrava che ad almeno quattro stessero per prelevare un rene come forma di pagamento.

Questa minaccia è stata confermata da don Zerai: “Su molte persone – ha riferito il prelato – grava anche la minaccia dell’espianto di organi per pagare il loro riscatto”. “Altri ostaggi – ha dichiarato ancora don Zerai – sono in fin di vita dopo essere stati picchiati selvaggiamente oggi pomeriggio, mentre da qualche giorno viene negata loro l’acqua da bere e vengono costretti a bere la propria urina”. Dal Cairo, il ministro degli esteri egiziano Ahmed Abul Gheit si è detto “sorpreso” delle affermazioni “europee” circa questo gruppo di eritrei che si presume sia tenuto in ostaggio in Sinai e su cui il dicastero dell’Interno “non ha alcuna informazione”.

Dal punto di vista egiziano e’ certo solo che un gruppo di eritrei ha tentato di arrivare in Italia e che, dopo essere stato fermato, è stato rimandato in Libia; almeno 83 di loro si sono infiltrati in Egitto ed hanno cercato di attraversare il canale di Suez, senza però riuscirvi. Nell’affermarlo, Abul Gheit ha aggiunto che ci sono tentativi per fare entrare clandestinamente immigrati nel Sinai per arrivare in Israele, ma che il governo egiziano fa del suo meglio per prevenire questo fenomeno.

L’esistenza degli ostaggi, secondo don Zerai, è invece reale e negli ultimi tempi “decisamente precipitata”: “Quello che sta accadendo è una barbarie”, sottolinea il sacerdote chiedendo ancora una volta che “la comunità internazionale condanni tutto ciò, e richiami il governo egiziano ad intervenire con decisione per sottrarre queste vite umane dalle mani dei trafficanti e il loro complici in quella regione del Sinai”.