Egitto: Rami Sidky, chitarrista in carcere da 10 mesi senza accuse, per una canzone che non è sua

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 28 febbraio 2019 13:58 | Ultimo aggiornamento: 28 febbraio 2019 13:58
Egitto: Rami Sidky, chitarrista in carcere da 10 mesi senza accuse, per una canzone che non è sua

Egitto: Rami Sidky, chitarrista in carcere da 10 mesi senza accuse, per una canzone che non è sua (Foto Instagram)

MILANO – C’è un musicista in carcere da dieci mesi senza accuse, senza una colpa di cui possa anche solo considerare di essere responsabile, e senza alcun processo o rinvio a giudizio. Si chiama Rami Sidky, ha 33 anni e la sfortuna di vivere nell’Egitto di Abdel Fattah al Sisi. 

Dal maggio del 2018 Rami si trova in carcere al Cairo, senza che siano state formulate accuse e senza processo. Il “crimine” che si suppone abbia commesso è aver partecipato ad una canzone molto critica nei confronti del potentissimo presidente egiziano. 

Come spiega su Instagram il suo gruppo, Jimi and the Saint, Rami è stato arrestato dopo una esibizione con la band a Beirut, in Libano, nel maggio del 2018. E’ stato preso in consegna dai servizi di sicurezza egiziani e portato in aereo al Cairo. Anche i suoi strumenti e i suoi effetti personali sono stati confiscati. 

Pochi mesi prima, nel febbraio del 2018, Ramy Essam, famoso cantante egiziano che vive in esilio in Europa dopo aver incitato alle proteste di piazza Tahrir, aveva postato su YouTube una canzone in cui criticava al Sisi, e che è stata ovviamente considerata offensiva dalle autorità del Paese. 

Nel passato Rami Sidky aveva suonato con Ramy Essam, ma aveva lasciato la sua band nel 2013. Questo, però, sembra essere l’unica ombra che potrebbe aver portato all’incarcerazione del chitarrista. Un modo, insomma, con cui il governo di al Sisi si vendica di Essam indirettamente. 

 

Per la liberazione di Rami è nata una campagna promossa da venti accademici, avvocati e musicisti che si occupano di mondo arabo fra Paesi Bassi, Germania, Italia e Regno Unito. “Abbiamo iniziato con un gruppo whatsapp per cercare di spingere i governi europei a chiedere la sua liberazione. Alla nostra iniziativa stanno aderendo anche diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani comeAmnesty International”, ha spiegato a Laura Cappon del Fatto Quotidiano Andrea Teti, professore di Relazioni Internazionali all’Università di Aberdeen.

Come ben sa l’Italia di Giulio Regeni, nell’Egitto dell’ex generale salito al potere con un colpo di Stato nel 2013 per porre fine al governo dei Fratelli Musulmani i prigionieri politici e non, detenuti senza specifiche accuse, sono moltissimi. E la situazione sembra peggiorare ogni giorno che passa. 

Proprio pochi giorni fa al Sisi ha ottenuto il primo via libera dal parlamento per rinnovare il proprio mandato fino al 2034, modificando i limiti imposti dalla Costituzione. Il silenzio del Cairo su Regeni, mentre gli affari tra i due Paesi continuano, non è che una delle tante conseguenze di questa situazione. 

Fonti: Instagram, Il Fatto Quotidiano